Via libera alla riapertura di 26mila aziende

Ne restano chiuse poco più di settemila, soprattutto nel commercio e nei servizi
TERAMO. Via libera alla riapertura in provincia di più di 26mila aziende.
Delle 42.891 imprese – comprese le sedi staccate – che operano in provincia di Teramo, circa novemila erano in qualche modo rimaste aperte. Si tratta fra l’altro di 5.874 imprese agricole, di più di tremila aziende del commercio all’ingrosso e di circa 500 al dettaglio che hanno avuto la deroga alla chiusura. Da ieri dunque sono 35.707 le imprese che possono rimanere aperte. Ne mancano all’appello 7.274 che ancora non possono riaprire, in particolare nel commercio al dettaglio, nella ristorazione e somministrazione di alimenti, nel noleggio e leasing, nelle attività sportive e ricreative.
Al momento sembra che la riapertura, dove è avvenuta, non abbia fatto registrare particolari problemi. I sindacati però fanno in distinguo, trasversale per tutte le categorie, fra le aziende strutturate di una certa dimensione e quelle piccole che possono sfuggire ai controlli. Giampiero Dozzi, segretario della Filctem Cgil (che si occupa fra l’altro del settore abbigliamento) osserva che ci sono delle aziende in cui si devono mettere ancora a punto alcune misure, dall’utilizzo delle docce alla gestione delle mense. «Ci risulta che i protocolli si stiano attuando, ma stiamo facendo delle verifiche, ad esempio siamo in attesa di un incontro sulla sicurezza con il Maglificio Gran Sasso», commenta, «in generale dobbiamo certamente sciogliere il nodo delle persone fragili, cioè che hanno prescrizioni o patologie che con il Covid corrono pericolo di vita: dobbiamo vedere se possono ancora stare in cassa integrazione. Un altro nodo da sciogliere riguarda le aziende a forte prevalenza femminile: c’è una forte necessità e molte richieste di periodi di congedo per la famiglia».
Non si segnalano criticità anche nel settore metalmeccanico. «Sono stati fatti protocolli di intesa con le Rsu e gli Rls», spiega Marco Boccanera, segretario della Fim Cisl, «alcune aziende, come la Pcm, si sono dotate di termoscanner e anche la Glm ha in progetto di acquistarlo. Certo, in questa fase ci vuole anche molta attenzione da parte dei lavoratori». (a.f.)
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