Via Longo, avviata la messa in sicurezza

Cozzi chiede spiegazioni sui soldi dell’housing sociale, D’Alberto replica: «Non ci sono mai stati»
TERAMO. La scoperta di scarti di macellazione nel fondaco di una delle palazzine di via Longo sgomberate riaccende il caso della riqualificazione di quel complesso di edilizia popolare a ridosso del centro storico. A tornare con toni forti sia sulla vicenda dei resti animali ritrovati nello scantinato che sulle prospettive di recupero degli immobili è il sindaco Gianguido D’Alberto. «Quello degli scarti di macellazione è un atto grave», sottolinea, «compiuto da uno o più delinquenti e sul quale sono state avviate indagini per l’individuazione delle responsabilità». Dopo il sopralluogo del primo cittadino e dell’assessore Valdo Di Bonaventura è immediatamente partita anche la bonifica dello scantinato trasformato in discarica abusiva. «È stato subito avviato un intervento di ulteriore messa in sicurezza», tiene a precisare D’Alberto, «delle due palazzine svuotate anni fa sulla base di un progetto fallimentare».
Il sindaco fa riferimento al piano di housing sociale avviato nel 2012 dalla precedente amministrazione e naufragato tra contestazioni sulla sua valenza sociale e dubbi di legittimità procedurale. Sulle prospettive di recupero degli edifici di via Longo è stato l’ex assessore e attuale consigliere di Forza Italia Mario Cozzi a chiedere spiegazioni alla giunta. Il rappresentante dell’opposizione ha posto la questione della sorte dei 17 milioni di euro con cui la Cassa depositi e prestiti avrebbe finanziato l’housing sociale, accusando di fatto l’amministrazione di aver perso il finanziamento. «Quei fondi non sono mai entrati nelle casse comunali», replica D’Alberto. Il sindaco ribadisce inoltre l’impostazione fallimentare del progetto ideato dalla passata amministrazione. «È nato morto, non aveva gambe per camminare», afferma, «con firme su atti molto discutibili e costruito sulla pelle delle famiglie che sono state costrette a trasferirsi». Quell’intervento tra l’altro «di sociale non aveva nulla», insiste il sindaco, «perché solo 16 dei 96 appartamenti sarebbero stati destinati a edilizia residenziale pubblica senza neppure ristrutturarli».
Il Centro politico comunista Santacroce e lo sportello Usb, pur avendo condiviso l’azzeramento del piano, sollecitano ora al Comune la riqualificazione e riassegnazione degli appartamenti. «Abbiamo avviato un percorso con Anci Patrimonio e con altri canali di finanziamento», ribadisce il sindaco, «non cerchiamo alibi, metteremo mano a quell’area con un intervento di forte impronta sociale». Nel frattempo, però. D'Alberto rivendica il merito di aver riaperto la graduatoria di assegnazione di alloggi per emergenza abitativa che da sette anni era bloccata proprio dal progetto di housing.(g.d.m.)
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