Vibrata, la popolazione cresce grazie agli stranieri

Ora è di 80mila unità, secondo uno studio dell’Unione dei Comuni nel 2020 sarà di oltre 87mila. Gli immigrati aumenteranno soprattutto sulla costa
VAL VIBRATA. La popolazione della Val Vibrata si attesta sulle 80mila unità (dati Istat al primo gennaio 2014), con un andamento di crescita demografica totale costante. Il risultato è certamente il prodotto del tasso di crescita della popolazione immigrata residente, a fronte di una tendenza leggermente negativa degli indici di natalità endogeni. Lo rivela lo studio sociale dell’Unione di Comuni. La consistenza del flusso migratorio rappresenta un unicum nell’intero panorama provinciale, sia per quantità che per la differenziazione etnica dei nuovi insediamenti. Questo emerge dai dati elaborati dall’ufficio sociale dell’Unione di Comuni Val Vibrata.
C’è di più. Il dirigente del settore, Giuseppe Biancucci, ha elaborato una proiezione fino al 2020 della crescita della popolazione. Le proiezioni demografiche “Cresa” prevedono aumenti un po’ in tutti i comuni e la percentuale di stranieri residenti è notevolmente più alta dell’analogo dato provinciale e regionale. Se nel 2000 la popolazione vibratiana complessiva era di 67.434 persone, nel 2011 era già di 80.252. La proiezione al 2020 dice 87.218, cioè l’8,7 per cento in più rispetto agli inizi del nuovo millennio (fonte: elaborazione Demo Istat-Cresa Abruzzo-Unione di Comuni Val Vibrata). La città più multietnica, nei prossimi cinque anni, risulterà essere Martinsicuro (+15,4 per cento), seguita da Tortoreto (+15,1 per cento), Sant’Egidio alla Vibrata (+13,4 per cento), Alba Adriatica (+11,9 per cento), poi Sant’Omero (+9 per cento) e via via gli altri.
L’Ambito territoriale sociale “Vibrata” ha una popolazione di over 65 di 15.133 persone, di cui 6.750 maschi (44,60%) e 8.383 femmine (55,40%), per cui la popolazione ultra 65enne rappresenta il 20,18% dell’universo. «La fotografia del pianeta anziani mostra la presenza di una “rete” di accoglienza, cura e sostegno alla persona anziana fornita dalla famiglia di origine della stessa», spiega nella relazione Giuseppe Biancucci, «rete sviluppata e valida nelle zone interne e collinari mentre a livello costiero, dove sta scomparendo la famiglia patriarcale per lasciare il posto a famiglie mononucleari, e dove la rete è allentata o poco presente, il bisogno di cura e sostegno dell’anziano è maggiore e richiede un più massiccio ricorso ai servizi territoriali».
Alex De Palo
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