Vibrata, salvataggio con l’area di crisi

La Regione presenta al ministero la richiesta: se sarà approvata arriveranno fondi alle imprese per decine di milioni
TERAMO. La documentazione è pronta: la prossima settimana la Regione presenterà al ministero dello Sviluppo economico la richiesta per il riconoscimento della Val Vibrata come area di crisi complessa. Qualora la pratica dovesse andare a buon fine sulla vallata – che condivide il progetto con l’Ascolano – si riverseranno alcune decine di milioni di euro.
Per l’area Vibrata-Tronto sarebbe un po’ come vincere alla lotteria e certamente la garanzia di uscire dalla crisi che attanaglia due zone contigue. Basti pensare che attualmente le aree di crisi complessa riconosciute dal Mise sono solo quattro: Rieti, Piombino, Trieste e Termini Imerese.L’annuncio dell’avvio ufficiale dell’iter è stato dato ieri mattina dal vicepresidente della Regione e assessore alle attività produttive Giovanni Lolli, insieme all’assessore regionale vibratiano Dino Pepe, al presidente della Provincia Renzo Di Sabatino e al vicepresidente della camera di commercio Gloriano Lanciotti.
Lolli ha spiegato che la Regione si è basata sul lavoro fatto in questi mesi dalla Provincia di Teramo (che con il suo osservatorio sull’economia ha elaborato il progetto Riter). «Il riconoscimento di area di crisi complessa non viene concesso così facilmente: non bastano i numeri o la crisi di un settore, ci vogliono progetti che possono indicare vere e proprie strategie. Il fatto di presentare un progetto insieme alle Marche secondo me rappresenterà il valore aggiunto che darà maggiori probabilità di approvazione dal ministero. Comunque penso che per sicurezza sarà meglio inserire la Val Vibrata nell’elenco delle aree di crisi semplici, per cui decide la Regione», esordisce. Lolli spiega che l’unica differenza fra l’una e l’altra è che nel caso della complessa la Val Vibrata finirebbe in cima alla lista dei finanziamenti della legge 181. E comunque, in caso di approvazione della complessa, sarà necessario stilare un accordo di programma quadro fra governo e territorio in cui decidere che cosa fare, comprese le infrastrutture da realizzare. Per gli strumenti, ci sono fondi in conto capitale, credito agevolato ed equity (cioè possibilità di fare venture capital con Invitalia che entra come partner nelle aziende). «Abbiamo scelto la Val Vibrata», aggiunge Lolli, «perchè è fra quelle messe peggio, ma è anche quella in cui l’industria è nata, in cui c’è ancora vitalità».
Non a caso Pepe ricorda la vitalità dei “suoi” territori negli anni Settanta e Ottanta: «Purtroppo negli ultimi 10 anni sta vivendo una crisi profonda, con il crollo del manifatturiero e una notevole perdita di posti di lavoro. Abbiamo scelto di puntare sull’area di crisi complessa perchè nè Provincia nè Regione avevano risorse sufficienti per mettere in campo interventi risolutivi. Può essere una grande opportunità: la Piceno-Vibrata sarebbe la prima area di crisi interregionale in Italia. Se venisse approvata l’area di crisi complessa darebbe risposte alla classe impreditoriale che cerca di resistere nonostante le difficoltà».
Il presidente Di Sabatino ha ricordato l’inizio della lunga gestazione, dal protocollo Vibrata-Tronto di sette anni fa. Fino ad arrivare alla richiesta di riconoscimento votata dalla Provincia nell’ottobre scorso e poi l’adozione da parte della Regione. «Noi da mesi lavoriamo silenziosamente per arrivare a questo risultato che in passato, nonostante gli sforzi, non è stato ottenuto», dichiara Di Sabatino, affiancato dal consigliere provinciale vibratiano Massimo Vagnoni, «gli studi fatti in passato sono stati utili ma la proposta è nuova. Sono fiducioso, soprattutto perchè la proposta è interregionale, Abruzzo-Marche. Accanto ai benefici per le imprese dobbiamo prevedere il completamento delle infrastrutture: noi puntiamo al completamento della pedemontana Nord, fino a Sant’Egidio: è la risposta ai sindaci che dicono che non progettiamo niente per la Vibrata».
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