Silvi

Vigili urbani a processo per aver fatto sesso nel bagno del Comune: secondo no all’utilizzo dei video

14 Gennaio 2026

Silvi. Un altro giudice respinge la richiesta della Procura: «Le riprese non entrano nell’istruttoria». Per l’accusa i due agenti facevano risultare di essere in servizio esterno e si incontravano nel locale (Nella foto il giudice Marco D'Antoni)

SILVI. Il primo no è arrivato nel 2022, in apertura di processo. Il secondo ieri dal nuovo giudice monocratico a cui nel frattempo è stato assegnato il procedimento: «Quelle riprese non entrano nel processo». A fare da filo conduttore, ancora una volta, la sentenza Prisco della Suprema Corte che stabilisce che le videoriprese in un bagno pubblico non sono utilizzabili perché, sostiene la Cassazione, in questi luoghi è sempre garantito il diritto alla riservatezza della sfera intima. È l’ordinanza firmata dal giudice Marco D’Antoni a scandire la nuova udienza del processo in corso ai due dipendenti del Comune di Silvi, un uomo e una donna, all’epoca dei fatti in servizio come vigili urbani (oggi la donna non lo è più e l’uomo è stato assegnato ad altra mansioni) accusati di truffa e falso perché secondo l’accusa facevano risultare di essere in servizio esterno e invece si incontravano nei bagni del municipio. Nel 2022 la non utilizzabilità delle videoriprese era stata sollevata come eccezione dall’avvocata Monica Passamonti che, insieme al collega Camillo Graziani, assiste i due imputati, e accolta dall’allora giudice del dibattimento Flavio Conciatori. Il processo, successivamente, è passato al giudice D’Antoni a cui la Pubblica accusa (rappresentata dal pm Davide Rosati) ha presentato richiesta di ammissione delle videoriprese. Richiesta a cui la difesa si è opposta.

Le videoriprese nel bagno fatte durante le indagini, ammesse dal gup in udienza preliminare, rappresentano uno dei capisaldi dell’accusa della Procura. Va detto che gli Ermellini nella sentenza Prisco sostengono che le videoriprese, trattandosi in questi casi di una prova atipica, debbano essere assunte con le modalità e la garanzia dell’articolo 189 Cpp, ovvero previa autorizzazione del gip. Il processo in corso ai due dipendenti nasce da una delicata e complessa vicenda giudiziaria, scattata dopo una segnalazione dello stesso ente (il Comune di Silvi si è costituito parte civile rappresentato dall’avvocato Alessandro Piccinini), in cui i due sono accusati di aver fatto risultare di essere in servizio esterno mentre invece – secondo la Procura – così non sarebbe stato. Ovvero, sostiene la Procura, i due si sarebbero incontrati nel bagno riservato ai disabili del municipio. I fatti contestati risalgono a un periodo compreso tra aprile e novembre 2019. I due inizialmente erano accusati anche di interruzione di pubblico servizio perché secondo l’accusa, sempre nelle date oggetto di contestazione, così si legge nell’avviso di conclusione delle indagini, «interrompevano il pubblico servizio cui erano stati ordinati». Ipotesi, quest’ultima, per cui il gup in udienza preliminare ha disposto il non luogo a procedere. Stessa cosa è stata disposta per l’altra ipotesi di reato contestata, ovvero l’occupazione di edifici.

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