Vince 800mila euro al gioco ma ha il reddito di cittadinanza

8 Marzo 2022

Un teramano di 57 anni è stato rinviato a giudizio con l’accusa di indebita percezione dell’indennità Per la Procura nella richiesta avrebbe omesso di indicare il patrimonio proveniente dalle vincite

TERAMO. Sarà un processo ad accertare la verità. Almeno quella giudiziaria. Così ha stabilito il giudice Marco Procaccini che ha rinviato a giudizio un teramano di 57 anni accusato di indebita percezione del reddito di cittadinanza: secondo l’accusa avrebbe omesso di indicare il patrimonio proveniente da vincite al gioco per circa 800mila euro. Per la precisione 799.824,14 accumulati in qualche anno.
È un’altra storia approdata in un’aula di tribunale a fare la cronaca di quello che la misura del reddito di cittadinanza non dovrebbe essere: assistenza dello Stato a chi non ne ha i requisiti. Come in questo caso, uno dei tanti scoperti dal comando provinciale della guardia di finanza nell’ambito di quelli che ormai sono diventati controlli serrati e poi approdati nel palazzo di giustizia.
Secondo l’accusa della Procura l’uomo avrebbe percepito indebitamente con il reddito di cittadinanza la somma di 12mila euro da aprile del 2019 a settembre del 2020. Numeri a riflettere l’immagine di un Paese in cui tutto è sempre possibile fino a quando non scatta l’inchiesta giudiziaria a definire l’illecito. Cronache quotidiane che non sempre balzano agli onori della cronaca, ma che scandiscono la realtà.
Nel Teramano la lotta ai furbetti del reddito di cittadinanza è iniziata ormai da anni, da quando la misura è stata introdotta. Tanto è vero che per molti furbetti ci sono fascicoli giudiziari già arrivati davanti al tribunale con richieste di rinvio a giudizio e altri sono già in fase dibattimentale.
In un anno di indagini il comando provinciale della guardia di finanza di furbetti ne ha scovati quaranta che complessivamente avrebbero percepito indebitamente contributi non dovuti per 251mila euro. Come il caso di alcuni proprietari di immobili che, secondo la ricostruzione fatta dalle Fiamme Gialle, hanno presentato insieme alle domande anche false autocertificazioni Isee, non indicando il proprio patrimonio immobiliare: il caso più significativo, già reso noto nei mesi scorsi, quello di un uomo proprietario di immobili per un valore di 182mila euro.
Per tutti, nel frattempo, l’Inps ha già provveduto a sospendere l’erogazione del reddito.
L’ipotesi di reato, prevista inizialmente come truffa e poi come indebita percezione di erogazioni pubbliche, è stata meglio definita nel decreto legge del 28 gennaio 2019 coordinato con la legge di conversione del 28 marzo 2019 riguardante proprio le disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e pensioni. La pena prevista va dai due ai sei anni.
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