Violentò figlia e suocera: nove anni

2 Giugno 2017

Condannato 52enne di Roseto, abusò della ragazza quando aveva 13 anni e maltrattò anche moglie e figlio maschio

ROSETO. E’ una condanna che va oltre la richiesta del pm: nove anni per aver abusato della figlia di 13 anni e della suocera, per aver maltrattato moglie e un altro figlio. E’ un rito abbreviato a chiudere, in primo grado, un ennesimo drammatico caso di violenze in famiglia. Per l’uomo, un 52 enne di Roseto, il pm Laura Colica aveva chiesto sette anni, ma il gup Domenico Canosa lo ha condannato a nove con il divieto, al termine della pena, di frequentare luoghi con minori. E non solo. Oltre ai danni da stabilirsi in separata sede, lo ha condannato a pagare una provvisionale immediatamente esecutiva di 50mila euro alla figlia.
La vicenda, per cui il pm aveva chiesto ed ottenuto dal gip la misura dell'allontanamento dell'uomo dalla casa familiare, era emersa dopo la segnalazione di alcuni insegnanti. Docenti attenti che, evidentemente, erano riusciti a percepire i segnali di disagio della ragazzina, il cambiamento di una studentessa che da estroversa era diventata introversa, da sorridente imbronciata e silenziosa. Ma che, nonostante tutta, era riuscita a confidare qualcosa che non doveva cadere nel vuoto. La prima segnalazione aveva fatto scattare l'indagine che ben presto era diventata un fascicolo della procura. La polizia, a cui erano state delegate le indagini, aveva raccolto decine di testimonianze tra familiari e conoscenti. E proprio durante questi colloqui era emersa anche la violenza nei confronti della suocera. Dopo l'allontanamento del padre, la procura aveva continuato a fare i suoi passi e aveva chiesto ed ottenuto dal gip di ascoltare la minore con la formula dell'incidente probatorio in un'audizione protetta davanti al giudice nel corso della quale la ragazzina aveva confermato le accuse. Un passaggio, quello dell'incidente probatorio, che la Carta di Noto - strumento che ormai da tempo individua e descrive il protocollo da seguire quando c'è una minore che si ipotizzi vittima di abusi - ritiene indispensabile visto che all'articolo 7 dice: «L'incidente probatorio è la sede privilegiata di acquisizione delle dichiarazioni del minore nel corso del procedimento».
Nella vicenda nei mesi scorsi era intervenuto anche il tribunale il tribunale dei minori dell'Aquila sospendendo la potestà genitoriale sia al padre sia alla madre e affidando la ragazzina proprio alla nonna. Perchè in un'indagine complessa e delicata, come lo sono tutte quelle che travolgono le vittime di abusi, ogni provvedimento ha un solo obiettivo: la tutela del minore. L'uomo è assistito dall'avvocato Enrico Dellacagna, la moglie (prosciolta dall’accusa di maltrattamenti) dall'avvocato Alessia Tracanna. A rappresentare gli interessi della minore l'avvocato Anna Candelori, nominato curatore speciale.(d.p.)
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