Violenza sessuale dopo la rissa, il sindaco di Sant’Egidio alla Vibrata: «Siamo al fianco delle vittime»

Amatucci: «Il nostro è un paese che lavora per il bene comune, questi episodi non ci appartengono». Domani gli interrogatori dei 7 arrestati con l’accusa di aver denudato e palpeggiato una ragazza
SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA. Gli interrogatori di garanzia dei sette arrestati, tutti in programma per domani, segnano un altro obbligato passaggio procedurale: davanti al giudice i ragazzi di Sant’Egidio alla Vibrata accusati di violenza sessuale di gruppo e lesioni potranno avvalersi della facoltà di non rispondere o dare la loro versione di un fatto, che per ora, viene scandito dalle pesanti accuse di investigatori e inquirenti. Con il branco, così definito negli atti, che ha denudato e palpeggiato una ventenne dopo aver preso a pugni e calci il suo fidanzato. Un caso di violenza cieca tra giovanissimi che, dopo essere rimbalzato sulle cronache nazionali, vede il sindaco di Sant’Egidio esprimere solidarietà alle vittime e alle loro famiglie.
«Tanta solidarietà alle vittime e alle loro famiglie», dice il sindaco Annunzio Amatucci, che esprime «piena fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine» con cui sostiene di essere in contatto costante. «Attendiamo l’esito delle indagini», dice il primo cittadino, «affinché venga fatta chiarezza nel più breve tempo possibile». I ragazzi arrestati sono studenti, tutti incensurati. «Appartengono tutti a brave famiglie», dice Amatucci, «ma il branco porta a fare scelte negative, a comportamenti violenti e antisociali».
Il sindaco santegidiese tiene ad evidenziare la condotta irreprensibile della comunità che amministra. «Sant’Egidio è da sempre un paese che vive di volontariato, associazionismo e solidarietà», sottolinea il primo cittadino, «abbiamo numerose associazioni in paese, dalla protezione civile al soccorso sanitario, alla Caritas. Siamo un territorio forte, unito, abituato a costruire per il bene comune. Quello che è successo offre un volto completamente diverso dalla realtà che conosciamo».
Ora il Comune vibratiano prepara una campagna di sensibilizzazione contro ogni forma di violenza, in particolare quella di genere. Sono previsti incontri pubblici e soprattutto un convegno nella sala consiliare, stando a quanto riferito dallo stesso primo cittadino, che vedrà la partecipazione di psicologi, sociologi e rappresentanti delle istituzioni. «Il nostro obiettivo», spiega Amatucci «è quello di stimolare i ragazzi a comprendere la gravità di certi comportamenti e a sviluppare strumenti per prevenirli. La nostra squadra di amministratori ha esperienza concreta nei temi della legalità e della sicurezza e questo ci rende determinati a combattere da subito ogni deriva di violenza. Non è un problema isolato ma una tendenza che va contrastata con il supporto di tutti».
Le indagini sono state portate avanti dai carabinieri della compagnia di Alba Adriatica su delega della pm Enrica Medori. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal giudice Lorenzo Prudenzano. Gli indagati complessivamente sono 12 tra cui due minorenni per cui gli atti sono stati stralciati alla competente Procura aquilana. Ai domiciliari sono finiti E.A., 18 anni; P.P.,24 anni; F.D.A., 23 anni; L.D.M., 24 anni; A.F., 20 anni; L.G., 23 anni; P.M., 21 anni. La violenza è esplosa nella notte del 12 luglio sul lungomare di Tortoreto, in una zona antistante lo stabilimento balneare Amarebeach. Qui la ragazza e il suo fidanzato, che erano in compagnia di altri amici, sono intervenuti per soccorrere un 18enne di Alba poco prima aggredito dal branco e successivamente finito in ospedale con una prognosi di un mese.
Da un momento all’altro i due si sono ritrovati accerchiati dal gruppo di ragazzi di Sant’Egidio che hanno picchiato il giovane sferrandogli un pugno a un occhio, facendolo cadere a terra dopo averlo preso a calci e derubato di una catenina d’oro. Contemporaneamente, sempre secondo l’accusa, hanno aggredito la ragazza strappandole la maglietta e la biancheria e toccandola nelle parti intime. E chi non lo ha fatto, è rimasto a guardare senza fermare gli altri. Dopo i fatti la ragazza è stata prima contattata per non denunciare e successivamente, insieme al fidanzato, minacciata di morte qualora avesse denunciato.
«Con», scrive il giudice nell’ordinanza, «modalità commissive espressione dell’inclinazione degli indagati a perdere facilmente i freni inibitori, agire in branco, perpetrare violenze eclatanti quanto insensate». Per il magistrato, si legge ancora nell’atto, «misure cautelari meno afflittive appaiono destinate all’inefficacia poiché è del tutto da escludere che gli indagati siano dotati di adeguata capacità di autogoverno responsabile e siano in grado di rispettare autonomamente le blande prescrizioni cautelari non implicanti la custodia astenendosi dal reiterare condotte delittuose approfittando della scarsità dei controlli previsti». I fatti risalgono a poche settimane fa e non emergono mutamenti delle condizioni personali e sociali degli indagati che consentano di ritenere come gli stessi abbiano abbandonato uno stile di vita votato alla violenza e alla prevaricazione».
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