Violenze sulla compagna Può andare a processo
Pineto, l’uomo è in carcere da aprile: per il perito è capace di intendere e volere Picchiò la donna fino a romperle una costola che le perforò un polmone
PINETO. È capace di intendere e di volere l’uomo accusato di aver violentato e pestato la sua compagna in maniera così violenta che una costola le ha perforato un polmone. Nei giorni delle tante manifestazioni, di panchine e scarpe rosse che hanno riempito le città nel tentativo di sensibilizzare, la cronaca inchioda alla realtà. Come quella del quarantenne teramano in carcere da aprile con la pesante accusa di violenza sessuale continuata pluriaggravata e maltrattamenti in famiglia.
L’indagato è stato sottoposto a perizia nell’ambito di un incidente probatorio chiesto dal pm Enrica Medori e concesso dal gip Roberto Veneziano. È ipotizzabile che dopo questo atto, che stabilisce che l’uomo è processualmente capace, la Procura chiuda l’indagine con una richiesta di rinvio a giudizio. I fatti contestati si sono svolti a Pineto e risalgono all’aprile scorso quando dopo il ricovero in ospedale la donna denuncia una notte di stupri, botte e minacce del compagno. Ubriaco e violento, racconteranno le indagini accurate della squadra mobile. Con gli agenti della sezione specializzata che per settimane lavorano per circostanziare accuse e definire particolare nel rapporto che finisce in Procura con il gip Veneziano firmatario di un’ordinanza di custodia che porta in carcere il teramano con le pesanti accuse di violenza sessuale continuata pluriaggravata e maltrattamenti in famiglia. Maltrattamenti continui, accusa. Fino a quell’ultima notte di violenza cieca con lui ubriaco che la violenta, la picchia, la minaccia di morte qualora racconti. A cominciare da schiaffi e pugni così forti da romperle una costola che finisce per perforarle un polmone.
Una notte da incubo. Fino a quando, il mattino successivo, lui esce per andare a comprare altro alcole lei riesce a chiedere aiuto chiamando alcuni familiari con il suo telefono cellulare. Poi il ricovero in ospedale, la prima segnalazione da parte di medici e operatori pronti a riconoscere e denunciare e poi la denuncia con il fascicolo che approda in Procura.(d.p.)
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