Violenze sulla moglie, assolto il marito

Teramano di 35 anni era finito a giudizio accusato di gravi maltrattamenti, ma per il giudice «il fatto non sussiste»
TERAMO. La verità processuale, almeno quella stabilita in una sentenza di primo grado, dice che quel marito non è un violento e che le gravi accuse mossegli dalla giovane moglie non sono vere, o quantomeno non sono provate. In un momento storico come quello attuale, in cui l’attenzione dell’opinione pubblica verso le violenze di genere, anche all’interno delle famiglie, è molto alta, non passa inosservata la sentenza con cui il giudice monocratico del tribunale di Teramo Flavio Conciatori ha assolto un teramano di 35 anni dall’accusa di maltrattamenti in famiglia con la formula “il fatto non sussiste”. Come sia arrivato a tale conclusione lo si apprenderà dalle motivazioni, ma sta di fatto che si tratta di una sentenza assolutoria “con formula piena”, come si usa dire in questi casi.
E sì che le accuse erano circostanziate e molto pesanti. L’umo era finito in giudizio davanti al tribunale «per avere maltrattato», si legge nel capo di imputazione, «la propria coniuge convivente (una donna di 30 anni, ndr) sottoponendola a continue ingiurie, minacce e percosse da cui derivavano lesioni. Ciò anche alla presenza dei figli». E nel quadro delle accuse si elencava una serie di episodi di violenza: una volta avrebbe afferrato la donna alla testa facendola sbattere contro un pensile del cucina; in un altro caso l’avrebbe presa per i capelli scaraventandola contro un armadio; un’altra volta ancora le avrebbe sferrato un pugno all’orecchio procurandole una fuoriuscita di sangue. L’uomo sarebbe perfino arrivato ad investirla con l’auto per poi dirle: «Oggi è la volta buona che ti ammazzo».
E, oltre a questi, per l’accusa c’erano anche altri episodi di precedenti che la ragazza non aveva denunciato. Un quadro molto grave per il quale il pubblico ministero ha chiesto una condanna a due anni e 4 mesi di reclusione. Dopo ciascuno di questi episodi, però, la donna non si era mai fatta refertare le lesioni, come si riferisce anche nel capo di imputazione, e forse questa circostanza ha influito sulla decisione del giudice di assolvere l’imputato. Di sicuro in quella famiglia si litigava spesso, tanto che poi i due coniugi si sono separati. Secondo il difensore del marito, l’avvocato Tommaso Navarra, la denuncia della moglie sarebbe scaturita da questo clima di tensione, se non addirittura motivata dal rancore della donna. «Il quadro familiare di crisi», ha commentato il legale, «spesso diventa occasione per denunce inutili che minano gravemente i rapporti tra gli ex coniugi non rappresentando mai una soluzione ai problemi». (e.a.)
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