«Vivo con l’incubo che possa tornare»

Pineto, il racconto della donna accoltellata e ridotta in fin di vita dall’uomo che voleva ucciderla per mangiarle i piedi
PINETO. Non è vero che tutto passa perchè la paura te la porti addosso. Sempre. Questa è la storia di C.D.T., impiegata di 47 anni, aggredita, accoltellata dieci volte e ridotta in fin di vita dal giovane operaio mai visto prima che disse «dovevo ucciderla per mangiarle i piedi». Luca Michelucci, 24 anni, definito dai medici «un soggetto schizofrenico con dei rilievi di cannibalismo e necrofilia» qualche giorno fa è stato assolto dall’accusa di tentato omicidio perchè non imputabile in quanto incapace di intendere e di volere al momento del fatto. Per lui il tribunale ha stabilito la misura di sicurezza nella struttura protetta in cui deve continuare a curarsi. Lei ha scelto di raccontare perchè questa donna dagli occhi intensi e dal tono di voce sempre pacato sta cercando di riafferrare la vita. Nelle piccole e grandi cose. E’ tornata a correre sulla stradina che costeggia la pineta e a viaggiare.
Cosa ha pensato quando c’è stata la sentenza?
«Il mio avvocato mi aveva spiegato e quindi sapevo che l’esito sarebbe stato questo. Ma io vivo nella paura e nel terrore che lui possa tornare perchè se so che quando ha tentato di uccidermi sono stata scelta a caso e che al mio posto avrebbe potuto esserci chiunque, dopo il processo io sono il motivo della sua detenzione. Prima sono stata una casualità, ora non lo sono più».
Come è cambiata la sua vita da quella sera di quattro anni fa?
«La paura mi accompagna sempre, nelle piccole e nelle grandi cose. Non so più cosa sia la tranquillità. Vivo in unmodo diverso, sicuramente più difficile. Quando parcheggio l’auto chiudo le sicure della macchina e penso ma se torna e sfonda i finestrini? Quando mi muovo in strada ho sempre il timore di essere bloccata, guardo sempre tutti con sospetto. E’ difficile spiegarlo e farlo capire ma io non ho più la libertà di muovermi. Faccio sempre lo stesso sogno: quello di essere aggredita e di non riuscire ad urlare, di aprire la bocca ma di non sentire la voce. E io so di essermi salvata solo perchè ho urlato con tutta la voce che avevo».
Cosa è accaduto quella sera?
«Avevo appena finito di fare jogging sulla strada illuminata che costeggia la pineta. C’era gente, ragazzi che correvano, persone con il cane. Erano da poco passate le 18 e stavo facendo degli esercizi di defaticamento. Ho intuito una presenza, mi sono girata e l’ho visto. Gli ho detto «Mi ha spaventata» e lui pacatamente mi ha risposto «Non si preoccupi signora, si tranquilizzi». Mi sono girata e mi sono diretta dall’altra parte per andare a riprendere l’auto. E’ stato un attimo: improvvisamente ho sentito un colpo alla testa, qualcuno che mi bloccava e mi faceva cadere a terra. In pochi attimi me lo sono ritrovato addosso con le mani sul collo. Sentivo dei colpi al braccio, all’addome ma in quel momento non sono riuscita a vedere il coltello. E’ prevalso l’istinto di sopravvivenza, ho continuato ad urlare, a divincolarmi. Gli ho detto, mentendo, «che cosa ti ho fatto? lasciami andare perchè a casa mi aspetta una bambina piccola» ma lui continuava a stringere con forza le mani intorno al mio collo».
Come si è salvata?
«Ho visto una donna con un cane. Si è avvicinata subito e io non smetterò mai di ringraziarla perchè sono viva grazie al suo coraggio. Ha urlato «lasciala, le stai facendo male» e lui ha risposto «ma io la devo uccidere». Ha capito subito che da sola non avrebbe potuto fermarlo ed è corsa a chiedere aiuto. Poco dopo ho sentito delle voci: erano dei ragazzi che urlavano «sono lì». Solo allora lui è scappato».
Ha pensato perchè proprio a me?
«Credo che possa accadere a chiunque e che quella sera io sia stata solo una casualità. Ma mi chiedo perchè nessuno si sia mai accorto che quel ragazzo fosse malato».
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