«Vogliamo un referendum per chiudere i laboratori»

21 Ottobre 2018

Il comitato Azione Popolare guidato dal medico Castelli scende nelle piazze per raccogliere adesioni: con quelle di ieri a Teramo viaggia verso quota mille

TERAMO. L’obiettivo è decisamente ambizioso, forse utopistico: arrivare a far chiudere i laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso in quanto fonte di pericolo per le sorgenti che danno l’acqua a 700mila abruzzesi. La battaglia avviata dal medico di base teramano Elso Castelli, però, sta mietendo consensi tra la popolazione se è vero che le adesioni al comitato Azione Popolare, da lui fondato, viaggiano verso quota mille.
Ieri mattina, in piazza Martiri della Libertà a Teramo, hanno firmato oltre cento cittadini. «Il comitato già partiva da 650 adesioni», dice Castelli, «la settimana scorsa a Isola siamo arrivati a 700 e oggi a Teramo superiamo le 800. Continueremo ad andare nelle piazze di tutta la provincia, poi quando sarà conclusa questa campagna di adesioni punteremo al referendum». Per indire un referendum popolare la Regione Abruzzo fissa una quota di cinquemila firme. «Siamo sicuri di raggiungerla, ma ci penseremo con calma. Ora il nostro obiettivo è informare la gente», spiega Castelli, che aggiunge con un sorriso: «Nel frattempo speriamo che l’Istituto di fisica nucleare si ravveda e decida da solo di andarsene da un luogo in cui la propria attività è incompatibile con l’ambiente che lo circonda».
Il medico teramano non ha dubbi, insomma, che il laboratorio nel cuore del Gran Sasso sia «la più grossa fonte di pericolo per questa provincia», così dice. Se gli si fa notare che rischia di fare allarmismo sull’acqua che beviamo, replica: «Io l’acqua del Ruzzo la bevo, ma tremo per quello che potrebbe accaderle a contatto con un insediamento dove ci sono migliaia di tonnellate di sostanze pericolose e si conducono esperimenti con l’energia nucleare. Peraltro di incidenti ne sono accaduti diversi e sul primo, avvenuto negli anni Ottanta, è stato imposto il segreto militare. Io non cerco visibilità e non ho ambizioni politiche, io faccio una battaglia soprattutto per il futuro, per garantire la salute dei nostri figli». Castelli non crede neanche alle rassicurazioni delle autorità sul fatto che verranno presto eseguiti (finalmente, è il caso di dire) lavori di messa in sicurezza dell’acquifero. «Lì sotto non è possibile garantire assoluta sicurezza», sostiene.
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