Vongolare ripartite: quattro quintali di molluschi nelle reti

Prima uscita delle 54 imbarcazioni del Cogevo dopo il fermo Spunta un’altra specie insolita in Adriatico: il pesce balestra
GIULIANOVA. Sono tornate sulle tavole degli abruzzesi le vongole di Giulianova. Ieri, dopo il fermo biologico di 50 giorni, le 54 imbarcazioni aderenti al Cogevo hanno ripreso la pesca del mollusco. Lo stop, deciso dal consorzio dei vongolari per favorire il ripopolamento, è stato osservato dal 1° aprile al 15 maggio. Le avverse condizioni meteo marine, tuttavia, hanno ritardato il ritorno in mare dei pescatori del Cogevo.
L’attesa è stata ripagata da un inizio più che promettente: circa quattro quintali di prodotto ittico, pari a 40 sacchi di vongole, sono stati pescati nella prima giornata di attività. «Le nostre vongole» commenta Walter Squeo, rappresentante del Cogevo e presidente della cooperativa Mare blu, «godono di ottima salute. La qualità del prodotto è eccellente, frutto del rispetto per l’ambiente marino che da sempre contraddistingue il nostro lavoro». Squeo sottolinea l’importanza del fermo per la tutela dell’ecosistema: «Si tratta di una misura fondamentale per garantire la riproduzione e la crescita delle vongole, favorendo così la sostenibilità del comparto ittico». Se da un lato il blocco ha avuto effetti positivi, dall'altro preoccupa la proliferazione di alcune specie aliene, come il pesce balestra. «Nelle nostre reti sono finiti alcuni esemplari che abbiamo rigettato in mare», racconta Squeo, «si tratta di una specie aliena, come il granchio blu, ma meno aggressiva: si nutre principalmente di cozze, molluschi e crostacei e può essere pericolosa per le persone a causa dei suoi morsi. La sua proliferazione è dovuta principalmente al riscaldamento delle acque». Il Cogevo resta impegnato nella tutela del mare e nella valorizzazione delle sue risorse, con particolare attenzione proprio al granchio blu, che recentemente è ricomparso nelle acque giuliesi. «Continueremo a monitorare la situazione», assicura Squeo, «ma al momento la problematica resta sotto controllo nel tratto marino di Giulianova rispetto ad altre zone, come la laguna di Venezia, dove il fenomeno sta crescendo a dismisura e continua a causare notevoli problemi agli ecosistemi locali e all’industria ittica».
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