Vongolari, si torna in mare con l’incognita dei fondali

Il presidente del Cogevo: «Abbiamo verificato che la zona scelta dalla Regione per il prelievo di sabbia è piena di molluschi. Quell’operazione va fermata»
GIULIANOVA. Da lunedì prossimo 3 maggio le imbarcazioni del consorzio Cogevo Abruzzo torneranno a solcare il mare. Si tratta di 82 pescherecci distribuiti per il maggior numero (70%) nel porto di Giulianova e poi in quelli di Roseto e Pescara. Dunque dalla prossima settimana le vongole del medio Adriatico torneranno sulle tavole degli abruzzesi, ma anche nel menù dei ristoranti di pesce di varie province. Il ritorno alla normale attività da parte delle vongolare avviene dopo un periodo di 45 giorni di fermo, in parte volontario e in parte obbligatorio. In questi giorni, fervono presso l’autorità marittima le attività di riconsegna ai singoli armatori dei documenti necessari per la navigazione.
Quella del fermo è una misura praticata in funzione del ripopolamento delle vongole che, secondo i vertici del Cogevo, nel tratto di mare abruzzese godrebbero di buona salute grazie anche alle politiche di protezione messe in atto in più periodi dell’anno. Giovanni Di Mattia, presidente del Cogevo Abruzzo, afferma: «Per noi, che viviamo di questa attività in cui abbiamo investito risorse e lavoro, assicurare la riproduzione costante del prodotto è una condizione primaria. Ed è questo soprattutto il motivo per cui difendiamo a denti stretti la programmazione effettuata attraverso l’ampio progetto rigenerativo del molluschi che abbiamo messo in atto assieme all’Istituto zooprofilattico di Teramo con ottimi risultati».
Nei giorni scorsi lo stesso Di Mattia, assistito dai ricercatori dello Zooprofilattico, si è recato nella zona individuata dalla Regione per il prelievo della sabbia da ripascimento e con la “draga” della vongolara ha testato il fondale del mare. Il presidente del Cogevo sottolinea: «In quelle ampie aree individuate dagli uffici regionali preposti per il prelievo dei sedimenti da utilizzare lungo le coste teramane e abruzzesi c’è una vita inaspettata anche per noi. Soprattutto vivono vongole di grosse dimensioni e altre specie marine che con il prelievo di sabbia verrebbero spazzate via in maniera definitiva. Alla luce di queste evidenze, sicuramente interessanti anche sotto il profilo scientifico, riteniamo che vandalizzare quell’ecosistema sia un danno irreversibile per l’ambiente marino. Allora ci chiediamo perché non andare altrove a estrarre sabbia salvaguardando così, in un solo colpo, sia il nostro lavoro che la natura. La nostra azione di convincimento», conclude Di Mattia, «continuerà senza sosta e il nostro obiettivo è quello di convincere la Regione a indirizzare i prelievi di sabbia altrove».
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