«È ferma l’operazione di retrocessione dei terreni»

1 Aprile 2017

TERAMO. «La retrocessione dei terreni è ormai un lontano ricordo». Ad affermarlo è la consigliera comunale del Pd Ilaria De Sanctis secondo cui l'amministrazione ha accantonato la procedura avviata...

TERAMO. «La retrocessione dei terreni è ormai un lontano ricordo». Ad affermarlo è la consigliera comunale del Pd Ilaria De Sanctis secondo cui l'amministrazione ha accantonato la procedura avviata anni fa per far tornare agricoli i terreni resi edificabili con il varo dell'allora nuovo piano regolatore. Quest'opportunità era stata prevista per evitare il pagamento dell'Imu a carico dei cittadini non interessati a sfruttare le potenzialità edificatorie delle loro aree. A detta della rappresentante dell'opposizione, però, la prospettiva si è dimostrata del tutto illusoria. «Si può dire con assoluta certezza che quei contribuenti continuano a pagare l'Imu e l'amministrazione è totalmente sorda», afferma la consigliera, «ad oggi è ancora tutto bloccato». De Sanctis chiama in causa l'assessore all'urbanistica dell'epoca Mario Cozzi che, nel 2014, mise in campo la proposta delle retrocessioni verso cui mostrarono interesse circa 700 proprietari. La risposta dei cittadini fu tale, ricorda la consigliera, da indurre l'amministrazione a prorogare il termine per la presentazione della domanda. «Dalle dichiarazioni rilasciate dall'assessore tutto sembrava filare per il verso giusto: i cittadini erano convinti che già dall'anno successivo non avrebbero dovuto più pagare l'Imu e invece tutte le pratiche subirono un forte rallentamento», spiega De Sanctis, «ma non mancavano da parte di Cozzi le rassicurazioni». In realtà, specifica la rappresentante dem, non si muoveva nulla: «Uffici paralizzati e, di conseguenza, anche l'espletamento delle richieste». La consigliera auspica, dunque, che i cittadini non debbano aspettare ancora «a causa dell'ennesimo rimpasto di giunta e che l'arrivo dei nuovi "salvatori della patria", in realtà, non faccia da freno agli uffici, il cui lavoro è paralizzato». (g.d.m.)

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