È finita l’odissea dei marinai in Gambia

Dissequestrato il peschereccio, liberati il comandante e il direttore di macchina. Lunedì la nave riprenderà il mare
MARTINSICURO. Dopo 65 giorni è terminata l’odissea della Idra Q., il peschereccio sequestrato dalle autorità del Gambia per la presunta difformità delle reti da pesca rispetto alla normativa locale. La notizia del dissequestro è arrivata nel pomeriggio di ieri dalla società armatrice, la Italfish di Martinsicuro, che annuncia che sia il capitano Sandro De Simone, di Silvi, che il direttore di macchina Massimo Liberati, di San Benedetto del Tronto, sono stati liberati dalla sorta di arresti domiciliari in albergo in cui da oltre un mese erano costretti a vivere, privati del passaporto e con poche possibilità di parlare con i familiari, aspettando che la vicenda del sequestro dell’imbarcazione terminasse. I due italiani ora torneranno a bordo dell’imbarcazione, dove si trovava – anche lui senza poter muoversi – il terzo italiano dell’equipaggio, il martinsicurese Vincenzino Mora, nostromo dell’imbarcazione. Con Mora c’erano 23 membri dell’equipaggio, tutti cittadini di nazioni dell’Africa, impossibilitati a scendere dalla barca e guardati a vista da militari.
È prevista per lunedì prossimo la partenza della nave dal porto di Banjul con destinazione Dakar, capitale del Senegal, dove la società truentina ha una base operativa. Termina così una vicenda che ha tenuto in apprensione sia l’Abruzzo che le Marche, con la mobilitazione dei politici delle due regioni e interrogazioni parlamentari. Una vicenda nella quale la diplomazia ha dato pochi risultati e la società armatrice ha dovuto vedersela da sola con le autorità del Gambia. La disavventura comincia il 25 febbraio scorso, quando militari del Gambia salgono sulla Idra Q., nave da pesca oceanica iscritta al registro navale di Mazara del Vallo. I militari contestano al capitano le dimensione delle reti da pesca e scortano la nave nel porto della capitale. Segue a inizio marzo un processo sommario che porta all’arresto del capitano De Simone e del direttore di macchina Liberati, entrambi rinchiusi in condizioni estreme nel carcere di Mile Two a Banjul, che Amnesty International giudica tra i più disumani al mondo. Si muove la Farnesina ma i risultati non sono quelli sperati. Dopo fitte consultazioni tra i legali della Italfish e le autorità del Gambia, l’8 marzo il direttore di macchina Liberati viene rilasciato su cauzione con l’obbligo di risiedere in un albergo della capitale con tanto di passaporto sequestrato, così come vengono sequestrati i passaporti a tutti i membri dell’equipaggio. Per il capitano De Simone le trattative sono più lunghe e, sempre su cauzione, viene scarcerato il 18 marzo. Anche per De Simone scatta l’obbligo di alloggio nell’albergo dove si trovava Liberati. Intanto, sfumano nel nulla le trattative portate avanti dalla Farnesina con il viaggio a Banjul del vice ambasciatore in Senegal, Paese dove c’è la sede diplomatica che cura gli interessi italiani in Gambia, che torna a Dakar con un nulla di fatto.
Il ricorso giudiziario viene portato avanti dagli avvocati della Italfish, con gli armatori Santino e Federico Crescenzi da tempo in Africa per seguire da vicino l’evolversi della situazione. Diversi i rinvii della sentenza, con i tre italiani che trascorrono le feste pasquali in Africa aspettando la data del 22 aprile quando l’udienza slitta di nuovo. Il fulcro della trattativa è palesemente economico: la Italfish ha pagato per il dissequestro della nave e la liberazione dei suoi marinai, così come è avvenuto in passato in altri Paesi dell’Africa occidentale.
Sandro Di Stanislao
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