È polemica sui ceramisti sfrattati dalle casette

1 Novembre 2019

CASTELLI. È di nuovo polemica a Castelli tra quattro artigiani e l’amministrazione comunale sulla struttura in legno provvisoria donata dalla Caritas e installata sul suolo pubblico dove dal 2017, in...

CASTELLI. È di nuovo polemica a Castelli tra quattro artigiani e l’amministrazione comunale sulla struttura in legno provvisoria donata dalla Caritas e installata sul suolo pubblico dove dal 2017, in seguito ai danni del sisma, sono ospitate le attività dei quattro ceramisti. Gli occupanti devono abbandonare le casette dopo l’ordinanza di rimozione emanata dal sindaco Rinaldo Seca e notificata alla Caritas, ma non intendono farlo e si sono rivolti nuovamente alla consigliera di parità della Provincia Monica Brandiferri che già nel febbraio scorso era intervenuta per perorare la loro causa. All’inizio del 2019 i quattro ceramisti avevano ricevuto l’invito dall’amministrazione a trasferirsi in locali del centro storico tornati disponibili dopo gli interventi di messa in sicurezza, ma la Caritas, in contrasto con la delibera di giunta, aveva prorogato il comodato d’uso gratuito dei moduli fino al 30 giugno. Stavolta, però, la decisione dello sgombero è definitiva. Una decisione che, secondo quanto riporta una nota di Brandiferri, sarebbe stata presa «per realizzare un parcheggio nell’area interessata. Come dire, prima i posti auto poi il lavoro. La dismissione dei moduli», prosegue la consigliera, «provocherebbe ulteriore disagio ai ceramisti i quali si vedrebbero costretti a cessare la loro attività, unica fonte di sostentamento, e non comprendo come si possa favorire la chiusura di quattro aziende senza trovare o nemmeno valutare soluzioni alternative. Auspico che si possa pervenire a una soluzione condivisa».
Secca la replica del primo cittadino. «Sono sorpreso di come per la seconda volta la consigliera Brandiferri affronti la questione senza approfondire la materia, sentire me o la mia amministrazione e sostenendo che non ho prospettato soluzioni alternative», ribatte Seca, «la consigliera è a conoscenza che è stata data agli artigiani una lista di dieci locali nel centro storico che avrebbero potuto locare a zero spese usufruendo della delocalizzazione prevista per le attività del cratere sismico? Sa che uno dei locali tornati agibili è del Comune ed è stato messo a disposizione tramite un avviso pubblico al quale i quattro artigiani non hanno risposto? E che la comunicazione di lasciare è stata inviata a gennaio e l’amministrazione ha atteso altri nove mesi? Forse sapendo queste cose potrà farsi un’opinione più compiuta sulla vicenda», conclude Seca, che chiede a Brandiferri «perché non si occupa della situazione degli altri trentasei artigiani che si trovano anch’essi in una situazione di disagio».
Adele Di Feliciantonio
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