È schiavo del gioco e maltratta i genitori Rinviato a giudizio

L’accusa: per mesi ha picchiato padre, madre e sorella Voleva i soldi per i videopoker e per comprare alcolici
TERAMO. Per mesi hanno vissuto nel terrore. Perché i genitori fanno sempre tutto per i figli. Ma quando è arrivato il momento in cui la paura ha preso il sopravvento su tutto un papà e una mamma hanno denunciato il figlio che per mesi li avrebbe maltrattati per avere soldi da usare anche per giocare ai videopoker.
Episodi che sarebbero andati avanti in una drammatica escalation come quella volta in cui lui, armato di un coltello da cucina, li ha minacciati perché voleva ancora soldi. Denaro che, in alcune occasioni, avrebbe usato per giocare mentre in altre per comprare alcol. L’uomo, un quarantenne teramano, è stato rinviato a giudizio dal gup Marco Procaccini e ora sarà un processo ad accertare la verità giudiziaria. Perché lui quelle accuse le ha sempre respinto negando maltrattamenti e minacce. I fatti per cui l’uomo è finito a processo risalgono tra il 2018 e il 2019 per questi è stato destinatario di un divieto di avvicinamento ai familiari. Non solo ai genitori ma anche alla sorella che vive con loro e che, per l’autorità giudiziaria, sarebbe finita nel mirino dell’uomo insieme ai genitori.
Secondo l’accusa della Procura l’uomo, un disoccupato, in più occasioni avrebbe maltrattato fisicamente e psicologicamente i familiari «sottoponendoli», si legge nel capo d’imputazione, «a reiterati comportamenti violenti, prevaricatori e vessatori rendendo intollerabile il rapporto di convivenza familiare». Tra gli episodi elencati tanti in cui l’uomo, che all’epoca dei fatti era convivente dei genitori, avrebbe più volte minacciato i familiari di ucciderli se non avesse avuto soldi e quelli in cui li avrebbe colpiti con calci e schiaffi facendoli vivere nel terrore.
Per l’accusa minacce e maltrattamenti continui, dunque, con i genitori costretti a vivere nella paura di essere uccisi ma sperando sempre che qualcosa potesse cambiare. Così non è stato. Anche perché con il tempo gli episodi sono aumentati come la disperazione di un papà e di una mamma che, a quel punto, hanno deciso di chiedere aiuto e denunciare. E di andare avanti fino in fondo senza ritirare la querela.
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