A Barete la residenza dei detenuti psichiatrici

4 Aprile 2016

Nel paesino (662 abitanti) dell’Aquilano si inaugurano i mini appartamenti per venti pazienti (tre donne) seguiti da 25 operatori socio sanitari

L'AQUILA. Apre i battenti a Barete (662 abitanti) la residenza per l'esecuzione di misure di sicurezza (Rems) che accoglierà detenuti con disturbi psichiatrici sia abruzzesi che molisani. L'inaugurazione è prevista alle 11 in via Vignole.

Si tratta di una struttura ricettiva, a carattere sanitario riservata a pazienti con disturbo psichico, autori di reato, dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. L'attivazione arriva con un certo ritardo tanto che la Regione è stata commissariata assieme ad altre regioni, con la nomina del commissario unico per il superamento degli Opg, nominato a febbraio dal Consiglio dei ministri, nella persona di Franco Corleone.

All'evento è prevista la partecipazione oltre che dei vertici della Regione, del direttore della Asl 1 Abruzzo, Rinaldo Tordera, e del direttore del dipartimento di salute mentale Asl, Vittorio Sconci.

«Con la realizzazione della Rems», dichiara Sconci, «ritengo che cadano le premesse che hanno portato al commissariamento della Regione Abruzzo». La struttura privata era nata come residenza assistenziale per anziani (Rea), e sarà affittata ad un canone di circa 5.500 euro al mese. I 20 pazienti di cui tre donne saranno ospitati in mini appartamenti, seguiti costantemente da 25 operatori socio sanitari. Sconci spiega ancora che «ci sono tutte le premesse perché questa struttura diventi definitiva visto che può soddisfare le esigenze della nostra regione».

L’apertura della residenza di Barete dovrebbe far rientrare l’Abruzzo fra le regioni in regola e contribuire così al completamento della riforma.

Sono quattro gli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) – che il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano aveva definito luoghi di 'estremo orrore – “superstiti” ad un anno esatto dalla data ultima fissata per la chiusura, ovvero il 31 marzo 2015. Chiusi per legge ma ancora in funzione con «90 persone illegalmente detenute».

«L'auspicio, se si prosegue in questa direzione, è di chiuderli nel giro di sei mesi», afferma Franco Corleone incaricato di portare a termine questa fase di dismissione, che però aggiunge: «È urgente un intervento legislativo del governo per limitare la tendenza dei magistrati ad inviare persone in attesa di giudizio a scontare misure di sicurezza nelle Rems».

Ancora oggi, nell'Opg di Montelupo Fiorentino (Toscana) si contano 40 internati, a Reggio Emilia 6, ad Aversa 18, a Barcellona Pozzo di Gotto (Sicilia) 26. Rispetto alle 689 persone presenti un anno fa, certificate dalla Relazione dei ministeri della Salute e della Giustizia al Parlamento, il lavoro è stato grande: circa 550 sono le persone trasferite nelle Rems, anche se in condizioni molto diverse a seconda delle strutture, mentre un centinaio quelle rimesse in libertà.

A occuparsi di monitorare la situazione è l'associazione Stop Opg. «In alcune Rems», spiega Stefano Cecconi, portavoce dell'associazione e responsabile Salute Cgil, «restano sbarre, filo spinato, guardie giurate armate, come nel Lazio. In altre ci sono realtà in collegamento con la rete dei servizi sociali e sanitari e con il territorio di appartenenza come in Campania o in Friuli».