A Ortona un grande Polo oncologico Donna

7 Ottobre 2016

A senologia e ginecologia si affiancherà il centro regionale di riferimento per il melanoma

PESCARA. «L’ospedale di Ortona sta prendendo un indirizzo molto preciso, le professionalità ci sono, e sono convinto che se ci si lavora bene dal punto di vista organizzativo, può essere un punto di riferimento per tutta l’area metropolitana in senso oncologico». Lo dice il professor Ettore Cianchetti, primario del reparto di senologia dell’ospedale di Ortona, punto di riferimento regionale, e non solo, per questa patologia. «Noi siamo lì da vent’anni», continua Cianchetti, «ma da un anno c’è una ginecologia molto buona con il professor Francesco Fanfani che è un grande ginecologo oncologo. A giorni dovrà aprire un centro di riferimento regionale per i melanomi. Dunque la struttura di Ortona si sta incanalando verso una definizione ben precisa di lavoro. E ci sono altre idee».

Per esempio?

«La mia idea, che è stata accolta dall’assessore Silvio Paolucci, è quella di aprire un ambulatorio per la terapia integrata in oncologia. Si tratta di una terapia di supporto a pazienti che fanno un iter terapeutico antitumorale e vanno incontro a effetti collaterali. E’ una cosa che funziona in Toscana, dove ci sono ospedali dedicati solo alla terapia integrata. Ho già preso contatto con uno di questi ospedali e c’è la possibilità di fare uno scambio culturale. Alcune persone sarebbero disposte a impiantare questo discorso da noi. L’assessore è molto disponibile, ora bisogna accelerare».

Si rafforza dunque la vocazione oncologica dell’ospedale di Ortona.

«La nostra senologia opera più della metà dei tumori al seno di tutto l’Abruzzo e abbiamo una quota discreta di pazienti che arrivano da fuori regione. Facciamo 600 casi l’anno su un totale in Abruzzo di 1000-1100 casi. Ortona è l’unico ospedale dove c’è una chirurgia che fa soltanto la mammella e soprattutto una radiologia esclusivamente dedicata alla senologia, con 5 radiologhe che fanno a tempo pieno questo tipo di lavoro».

Il polo oncologico donna cresce, ma una parte della popolazione ortonese non ha accolto positivamente la trasformazione dell’ospedale.

«Un paio di mesi fa c'è stata un’assemblea e io ho detto in pubblico che chi protesta è legato al vecchio modo di pensare l’ospedale: ospedale di zona, provinciale, regionale. Pensare così vuol dire fare di Ortona un ospedaletto senza possibilità di attrazione. Mi si può obiettare che hanno tolto il punto nascita...ma io sono di Roseto, una città di 25 mila abitanti, più grande di Ortona, dove un punto nascita non c’è mai stato. Qui abbiamo avuto secondo me un difetto di comunicazione. Perché è vero che non c’è più il punto nascita e che si è tolta la ginecologia normale, ma Ortona ha acquistato una grande ginecologia oncologica. Abbiamo fatto un unico reparto della donna, un reparto operativo oncologico donna, ed è un salto di qualità notevolissimo. Alla gente di Ortona si doveva dire: vi togliamo questo servizio, ma non è così disastroso, però vi diamo altre cose».

Si protesta per la chiusura del pronto soccorso.

«Lì c’è una paura atavica di tutti: dove vado se mi succede qualcosa? Ma fondamentalmente il pronto soccorso di Ortona era un punto di smistamento e per l’80% faceva codici bianchi o gialli, cioè pazienti che non avrebbero proprio bisogno di un pronto soccorso. Mentre un paziente grave con un ictus o un infarto, se c’è un 118 che funziona bene, a Ortona non deve neanche arrivarci. Naturalmente nessuno pensa di togliere da quell’ospedale una struttura di primo intervento. Un punto di accoglienza deve esserci». ©RIPRODUZIONE RISERVATA