Abbigliamento, vini e pasta Migliora l’export abruzzese

6 Giugno 2019

Lo dice un report di Intesa Sanpaolo. Male il settore del mobili che cala dell’1,8% Svizzera e Olanda i Paesi che acquistano di più, ma Cina e Quatar rallentano

PESCARA . È il distretto sud abruzzese dell’abbigliamento la superstar del 2018, con un aumento dell’export che ha segnato il valore record del 15,6%. È andato molto bene anche il distretto nord, sempre dell’abbigliamento, che ha visto salire del 6% la quantità dei prodotti finiti fuori dai confini nazionali. A fotografare l’andamento dei cinque distretti industriali abruzzesi è la direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, che segna il 2018 come un anno nel complesso positivo per le esportazioni abruzzesi, salite in media del 4,1%. Nel report è contenuto un approfondimento sul territorio dell’Aquila a dieci anni dal sisma del 2009. Molto bene anche i vini di Montepulciano (più 5,9%) e la pasta di Fara (+1,4%). In controtendenza il mobilio abruzzese (-1,8%), l’unico distretto a segnare performance negative.
DOVE VANNO LE MERCI. A contribuire positivamente all’andamento delle esportazioni dei distretti abruzzesi sono stati i cosiddetti “mercati maturi” (+5,7%), mentre sono leggermente in calo (0,1%) quelli emergenti. A gradire in modo particolare i prodotti “Made in Abruzzo” sono stati Svizzera e Olanda, in forte crescita; molto bene anche Regno Unito e Canada. Pesante riduzione dei flussi, invece, verso Cina e Hong Kong, Russia e Qatar.
L’ANALISI DELL’ESPERTO. «I Distretti industriali abruzzesi nel 2018 hanno saputo distinguersi sui mercati internazionali, facendo leva sui valori di qualità e innovazione che sono alla base di questi risultati», spiega Tito Nocentini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo. «Obiettivo del nostro Gruppo, che non a caso segue puntualmente tali dinamiche attraverso il lavoro della sua direzione Studi e Ricerche, è sostenere le imprese in queste sfide».
IL CREDITO. « È con questa finalità che Intesa Sanpaolo», aggiunge Nocentini, «ha scelto di agevolare le imprese che investono semplificandone l’accesso al credito: nella determinazione del rating valorizziamo gli aspetti qualitativi come l’investimento in capitale umano e l’innovazione, l’appartenenza alle filiere e la sostenibilità. Nel 2018 Intesa Sanpaolo ha erogato 280 milioni di euro alle imprese abruzzesi, con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente».
L’ECONOMIA MONDIALE. In un quadro di rallentamento del commercio mondiale e di elevata incertezza legata alle tensioni geo-politiche presenti sui mercati internazionali, «i distretti dell’Abruzzo si sono distinti per dinamicità», commenta Carla Saruis, della direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, secondo la quale «alla base di questo successo vi è la crescente presenza sui mercati più lontani e ad alto potenziale. Basti pensare che il raggio d’azione delle imprese in 10 anni è mediamente aumentato di 643 chilometri».
FOCUS SULL’AQUILA. A dieci dal terremoto, si legge ancora nel report, la provincia dell’Aquila mostra a oggi un tessuto economico attivo, anche se inevitabilmente condizionato dall’evento sismico, e da alcune importanti crisi aziendali che hanno interessato soprattutto il polo tecnologico. Emergono segnali positivi in alcuni settori come il tessile e l’alimentare. Molto bene anche l’elettrotecnica, la gomma e la plastica, la meccanica e la chimica. «Nel territorio provinciale vivono ad oggi 300 mila persone, quasi un quarto degli abitanti della regione Abruzzo e si registra un tasso di disoccupazione del 12,3%, leggermente superiore sia a quello regionale che si attesta all’11,7% che a quello italiano (11,2%)», evidenzia lo studio. Nella provincia sono presenti più di 23 mila imprese, in calo del 12% rispetto al 2008. Si tratta di micro e piccole imprese (che assorbono rispettivamente il 60,4% e il 18,3% degli addetti); un ruolo più contenuto è ricoperto dalle imprese di medie e grandi dimensioni, che assorbono rispettivamente il 15,3% e il 6,1% degli addetti. Il 73% degli occupati trova impiego nelle imprese di servizi, il 12% nell’industria, il 9% nel settore costruzioni e il 6% nell’agricoltura. Nel confronto con la media nazionale, emerge una maggiore vocazione verso agricoltura e turismo.