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Abruzzo, arriva il Bonus sicurezza: rimborsi per telecamere e allarmi. E la legge favorisce anche gli “sceriffi di quartiere”

13 Aprile 2026

Progetto di legge della Lega per frenare i furti in case e aziende, diventano legali anche i controlli dei cittadini in strada

L’AQUILA

L’amministrazione Marsilio mette nero su bianco la proposta di un Bonus sicurezza per fermare i furti. L’idea è contenuta nel disegno di legge 113 che, domani dalle ore 10, sarà al centro della commissione regionale Bilancio convocata a palazzo dell’Emiciclo, all’Aquila: in palio, ci sono fondi per cittadini e imprenditori che installano telecamere di sorveglianza in case e aziende.

La proposta di legge, con il titolo “Disposizioni in materia di sicurezza urbana integrata, prevenzione dei reati predatori e istituzione del Bonus sicurezza Abruzzo” e con una copertura finanziaria di 500mila euro legata però all’alea delle maggiori entrate, porta la firma dei consiglieri regionali della Lega, Vincenzo D’Incecco e Carla Mannetti. Per quanto riguarda i rimborsi, dice il disegno di legge, si tratta di «una misura di sostegno economico finalizzata al rafforzamento della prevenzione dei reati predatori. Il Bonus è destinato a: cittadini residenti nella regione Abruzzo; condomìni e associazioni di residenti; micro e piccole imprese operanti nel territorio regionale». Secondo l’impostazione della legge, non saranno rimborsabili soltanto le telecamere: «Il contributo è concesso per l’installazione, l’ammodernamento o il potenziamento di: sistemi di allarme antintrusione; impianti di videosorveglianza; dispositivi di sicurezza passiva (porte blindate, serrature di sicurezza, inferriate); tecnologie integrate di prevenzione».

Ma, a fronte di una spesa sostenuta, quanto riceveranno indietro i cittadini? Su questo non c’è ancora certezza: «Il contributo regionale è riconosciuto nella misura massima del 50% della spesa ammissibile, entro il limite massimo stabilito dalla giunta regionale».

L’articolo 7 del progetto di legge sembra istituire anche gli “sceriffi di quartiere” attraverso «forme di cittadinanza attiva e controllo di vicinato». Nel dettaglio, si dice che «la Regione riconosce la funzione sociale delle forme di cittadinanza attiva comunque denominate e, in particolare, del controllo di vicinato, come strumenti finalizzati al miglioramento del senso civico, della solidarietà collettiva, dell’attività di prevenzione delle criticità territoriali, della vivibilità degli spazi pubblici, delle relazioni tra popolazione, servizi comunali e polizia locale».

Sono previsti anche contributi per le amministrazioni pubbliche: «La Regione concede contributi ai Comuni per progetti di sicurezza urbana integrata. Sono prioritari i progetti localizzati in aree caratterizzate da fenomeni di microcriminalità, degrado urbano o vulnerabilità sociale».

La legge istituisce anche un Osservatorio regionale sulla sicurezza urbana «con funzioni di analisi, monitoraggio, supporto tecnico e valutazione delle politiche attuate».