Abruzzo, record di cemento sulla costa: 90 chilometri su 143

Uno studio di Legambiente condotto tra gli anni 1988 e 2011. Di Matteo: la Regione deve rendere inedificabili tutte le aree ancora libere

PESCARA. Nonostante i vincoli paesaggistici, negli ultimi 23 anni è aumentato il “consumo” della costa abruzzese. Lo dice uno studio di Legambiente Abruzzo presentato in occasione dell’arrivo, previsto per oggi a Giulianova, di Goletta Verde.

L’Abruzzo, secondo Legambiente, rappresenta un caso emblematico» di consumo di costa. Sovrapponendo le foto satellitari di diversi periodi, Legambiente ha constatato che, tra il 1988 e il 2011, urbanizzazioni e infrastrutture hanno modificato irreversibilmente il 63% della costa abruzzese (91 chilometri su 143 totali).

Lo studio del consumo di costa in questo periodo è importante perché, in teoria, sono gli anni in ci erano in vigore i vincoli della legge 431/85, la cosiddetta legge Galasso. «Malgrado questi vincoli», sottolinea l’associazione, «sono stati cancellati irreversibilmente settemila metri di paesaggi costieri».

Da Martinsicuro a San Salvo 27 chilometri sono occupati da città dense, di cui la più estesa è Pescara insieme ai Comuni di Montesilvano e Francavilla; 44 sono i chilometri di costruito meno denso, cioè i collegamenti tra i nuclei urbani principali; 20 chilometri sono completamente artificializzati per la presenza di infrastrutture portuali di cui le più importanti sono rappresentate dai porti di Giulianova, Pescara, Ortona e Vasto; solo 17 chilometri di costa possono considerarsi ancora paesaggi agricoli, mentre sono lunghi complessivamente 35 chilometri i tratti di costa “integri”, anche se frammentati e dunque, dice Legambiente, «in una condizione di rischio rispetto alla pressione della cementificazione».

«Negli ultimi decenni», sottolinea Legambiente, « è stata creata, praticamente sulla spiaggia, una vera e propria barriera di palazzi tra il mare Adriatico e il resto della regione, con decine di edifici realizzati ed appartamenti non venduti come nei casi di Montesilvano, Silvi, Francavilla al mare, Torino di Sangro e Vasto».

«La situazione che emerge è estremamente preoccupante», spiega Angelo Di Matteo, presidente regionale di Legambiente. «I paesaggi costieri sono un patrimonio che la Regione Abruzzo deve portare nel futuro, cambiando attenzioni e politiche nei confronti di una risorsa a rischio. La prospettiva da scongiurare è che litorali, baie e spiagge vengano ulteriormente divorati dal cemento».

L’associazione chiede alla Regione Abruzzo di fissare, attraverso l’approvazione di un piano paesaggistico, un vincolo di inedificabilità assoluta per tutte le aree costiere ancora libere dall’edificato ad almeno 1 chilometro dal mare.

«Il tratto meno compromesso e che presenta maggiore valore di paesaggio agricolo e naturale è la Costa Teatina: l’istituzione del Parco nazionale resta l’unico strumento utile di tutela e valorizzazione del paesaggio costiero. Ci auguriamo» conclude Angelo Di Matteo «che gli enti locali, la Provincia e la Regione trovino al più presto un accordo in modo da stoppare mire speculative e rafforzare il connubio agricoltura-natura, nell’interesse generale dell’Abruzzo e del Paese».

Solo così, conclude l’associazione ambientalista, si potrà «ripensare l’offerta turistica nella direzione della qualità ambientale».

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