Agricoltori d’Abruzzo in massa al Brennero: «Bisogna salvare il Made in Italy»

Oltre 10mila agricoltori da tutto il Paese oggi al confine con l’Austria per chiedere stop alle guerre, rincari e la modifica del codice doganale sui prodotti italiani
PESCARA. Costi di energia e carburante schizzati alle stelle, prezzi dei fertilizzanti lievitati, la norma del Codice doganale che rischia di compromettere la “garanzia” dei prodotti Made in Italy: non è un periodo felice per l’agricoltura del Belpaese. Se c’è un settore che più degli altri sta risentendo degli effetti della crisi in Medio Oriente e delle tensioni attorno allo Stretto di Hormuz è proprio quello legato alla terra.
Per gli agricoltori, adesso, la misura è colma: per questo la «marea gialla» di Coldiretti è pronta a invadere il Passo del Brennero, il luogo simbolo dell’ingresso delle merci straniere in Italia. In 10mila si sono dati appuntamento per oggi, alle 7.30, al confine con l’Austria. L’iniziativa durerà fino alle 17 e vedrà la partecipazione dei vertici nazionali dell’associazione di categoria, il presidente Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo. In questa battaglia la nostra regione si posiziona in prima linea. La delegazione abruzzese, guidata dal presidente regionale Pietropaolo Martinelli e dal direttore Marino Pilati, è partita nella notte a bordo di cinque diversi pullman per arrivare al confine alle prime luci dell’alba.
«Abbiamo bisogno di pace»: è questo lo slogan che sintetizza il senso di una mobilitazione considerata necessaria dalla categoria. L’impennata dei costi di produzione causata dalla guerra degli Usa in Iran non colpisce solo le aziende, spiega Coldiretti, perché a pagarne le conseguenze sono anche i consumatori italiani. Per il comparto agricolo, poi, la situazione è aggravata dal fatto che attraverso lo Stretto di Hormuz non passa soltanto il carburante, ma anche il 30% del commercio mondiale dei concimi azotati (come l’urea). Senza fertilizzanti, garantire alti livelli di produttività è difficile.
Di fronte a un quadro del genere, verrebbe da chiedersi: possibile che non esistano alternative? Ci sarebbero, in teoria; in pratica, l’instabilità internazionale ha compromesso gli scambi commerciali con gli altri possibili esportatori di fertilizzanti. Russia e Bielorussia – in terza battuta anche l’Ucraina – sono importanti produttori di concimi, ma l’attacco a Kiev voluto da Putin ha avuto come effetto, tra le altre cose, le sanzioni Ue contro Mosca e Minsk. Quindi, anche qualora i loro prodotti riuscissero ad arrivare ai nostri mercati, sarebbero gravati dai dazi.
Più costi sulle spalle dei produttori, quindi, che si riflettono sul carrello della spesa delle famiglie. Il rischio è che gli italiani finiscano a pagare prezzi più alti nei supermercati senza avere nemmeno certezze sulla provenienza dei prodotti acquistati. L’altro fronte della mobilitazione di Coldiretti, infatti, riguarda la norma del Codice doganale che, secondo l’associazione, «attraverso il principio dell’ultima trasformazione sostanziale, consente di far divenire italiano un prodotto che italiano non è».
La mobilitazione, sostenuta dalla campagna #nofakeinitaly sui canali social ufficiali di Coldiretti, sarà anche l'occasione per rilanciare un «risultato storico»: l’approvazione della legge sui reati agroalimentari, ispirata alla cosiddetta "Legge Caselli", ottenuta dopo oltre dieci anni di impegno e fondamentale per rafforzare la lotta alle agromafie.
Gli agricoltori abruzzesi avevano già dato prova della propria reattività all’evento sull’esplosione dei costi di produzione organizzato da Coldiretti al Pala Dean Martin di Montesilvano. Era un mese fa. Da allora, nulla è cambiato. La montagna russa delle trattative sullo Stretto di Hormuz – chiuso, aperto, subito richiuso – non dà alcuna certezza sul futuro. La parola d’ordine, oggi, tra i 10mila al Passo del Brennero, è una sola: pace.
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