Caro-carburanti. Taglio delle accise in scadenza: senza coperture sarà stangata

Il primo maggio scadrà il taglio di 24,4 centesimi delle accise varato dal governo Meloni a fine marzo e prorogato per tutto il mese di aprile
PESCARA
La fine della festa dei lavoratori potrebbe coincidere con una brutta sorpresa alla pompa di benzina per gli italiani. Il primo maggio scadrà il taglio di 24,4 centesimi delle accise varato dal governo Meloni a fine marzo e prorogato per tutto il mese di aprile. In questo periodo il prezzo della benzina è gradualmente calato fino a toccare quota 1,7 euro al litro, mentre il diesel resta sopra i 2 euro. Se il taglio non venisse rinnovato, gli automobilisti si troverebbero di fronte a una vera e propria stangata, difficile da sostenere a livello economico. Per non parlare delle conseguenze che ci sarebbero per le aziende, specialmente quelle dell’autotrasporto, già in stato di allarme e con uno sciopero in vista – dal 25 al 29 maggio – contro «l’inattività del governo».
Giorgia Meloni, quindi, non sembra avere alternative a una nuova proroga. Il problema è la mancanza di fondi. Al momento, si stanno cercando le coperture per il decreto Lavoro – almeno 800 milioni di euro – che Palazzo Chigi vorrebbe mettere in cascina proprio per il Primo maggio. Il taglio delle accise, applicato a partire dal 19 marzo, fino a ora è costato complessivamente un miliardo di euro. Non a caso l’Italia in questi giorni sta battendo i pugni in Ue ventilando la possibilità di ricorrere al debito al di fuori del Patto di stabilità. Se il Paese fosse liberato dai vincoli di bilancio, potrebbe avere a disposizione fino a 28 miliardi di euro in più. Al momento, da parte di Ursula von der Leyen non c’è alcuna apertura, ma il governo è fiducioso di riuscire a trovare una soluzione.
Ma cosa succederebbe se il taglio delle accise non fosse rinnovato? Nel caso di mancata proroga, a partire dal 2 maggio i prezzi di diesel e benzina subirebbero immediatamente un’impennata pari al taglio delle accise in corso. Quindi, oltre al prezzo di diesel e benzina ancora molto alto a causa dello stallo sullo Stretto di Hormuz, ai distributori sarebbe subito riscontrabile un più 24,4 centesimi al litro. In questo scenario, il nostro Paese diventerebbe l’unico Paese d’Europa con il prezzo del diesel sopra i 2,3 euro al litro.
Questa l’eventualità peggiore. La migliore è che tutto resti così com’è oggi. A guardare il bilancio dell’ultimo mese e mezzo, c’è poco da essere entusiasti. Per il settore degli autotrasporti l’aumento dei carburanti è già costato 1,5 miliardi di euro. In poco più di quaranta giorni. Se si allarga lo sguardo, il quadro appare ancora più teso. In analisi diffuse nelle settimane scorse, l’Ufficio studi della Cgia di Mestre aveva stimato che rispetto alla fine del 2025 il diesel è salito di circa 50 centesimi al litro, oltre il 30 percento, con un aggravio che, nella gestione quotidiana, si traduce in centinaia di euro in più per ogni pieno di un mezzo pesante.
La crisi dell’autotrasporto, poi, si inserisce nel divario tra Nord e Sud. È soprattutto nel Mezzogiorno, infatti, che le tariffe restano complesse, tra 1,10 e 1,40 euro al chilometro. A pesare è anche l’asimmetria dei flussi: i camion partono dal Nord a pieno carico, ma spesso tornano vuoti. Un’anomalia che non è soltanto logistica, ma economica. Perché dietro il divario Nord-Sud si nasconde una questione più profonda: continuità del lavoro, equilibrio dei traffici, sostenibilità delle imprese. Sono soprattutto le realtà più piccole, meno strutturate, a trovarsi esposte. Un bel problema per il settore abruzzese degli autotrasporti, che in gran parte conta su realtà di queste dimensioni.
Ai rincari, infine, si sommano criticità croniche, a partire dai ritardi nei pagamenti: incassi che arrivano dopo 90, talvolta 120 giorni, soprattutto nelle filiere più lunghe e nei rapporti con i grandi committenti. Una tensione finanziaria che riduce ulteriormente la capacità di assorbire l’aumento dei costi.
Non a caso tra le rivendicazioni di Unatras, il sindacato di categoria che ha proclamato lo sciopero, c’è la richiesta di sostegno alla liquidità delle aziende che, altrimenti, rischiano di essere costrette a chiudere per ridurre le perdite.

