Lupi uccisi, Licia Colò: «Vigliacchi, serve la gogna. Grave danno d’immagine»

L’analisi della giornalista-ambientalista: «È un atto di crudeltà inaccettabile. Bisogna anche far capire che vivere in natura significa accettare delle regole»
PESCARA. La giornalista Licia Colò, amante degli animali e noto volto televisivo, dice la sua sui 21 lupi uccisi nel giro di pochi giorni, la maggior parte nella zona del Parco nazionale di Lazio, Abruzzo e Molise (Pnalm), molto probabilmente per mano non di un singolo ma di un gruppo organizzato.
Come legge la vicenda?
«Quando ho letto la notizia, sono rimasta sconvolta da tanta crudeltà. Con tutta la bruttezza che sta accadendo nel mondo, si spera che almeno certi luoghi ideali resistano. Invece, siamo costretti ad assistere a questa strage di animali».
Non è la prima volta che in Abruzzo accadono fatti del genere. Uno su tutti, il caso dell’orsa Amarena.
«È vero, ma un’azione così coordinata e vigliacca non si vedeva da tanto tempo. Bisogna avere il coraggio di denunciare e impedire che certa gentaglia compia gesti del genere contro un patrimonio che appartiene a tutti. Se la violenza contro gli animali è già terribile di per sé, è ancora più grave che avvenga all’interno di un parco nazionale».
I responsabili del Pnalm affermano di non avere alcuna responsabilità.
«È così. I pazzi esistono e non possiamo impedirlo. Ma i parchi nazionali ricevono fondi statali, noi paghiamo le tasse anche per fare in modo che queste realtà siano protette e tutelate: è doveroso intervenire contro una vergogna del genere, perché è inaccettabile».
Che tipo di risposta serve?
«Sono per le pene esemplari. I responsabili vanno messi alla gogna, in questo caso non mi importa della privacy. Sono dei vigliacchi ed è giusto che siano esposti».
Si è fatta un’idea di cosa possa esserci dietro un comportamento del genere?
«Credo sia un insieme di elementi. In primo luogo la crudeltà: è evidente che gli esecutori di questa strage abbiano della violenza dentro di sé. Penso però che ci dobbiamo chiedere perché un’azione del genere abbia come principale obiettivo i lupi».
Problemi di convivenza?
«Bisognerebbe agire a monte per far capire a chi abita in queste zone che la convivenza con la natura ha delle regole che vanno riconosciute e accettate».
Non è detto che sia facile. Basta pensare ai danni da fauna selvatica che tormentano gli agricoltori e gli allevatori abruzzesi.
«Esistono delle prescrizioni precise da attuare per difendersi. Ci sono finanziamenti fatti appositamente per permettere all’allevatore di avere un certo tipo di recinzione in grado di proteggere maggiormente gli animali, oppure per dotarsi di cani che sono stati addestrati allo stesso scopo. Certo che poi questi metodi non funzionano sempre, ma in quel caso ci sono i risarcimenti, che sono una responsabilità dello Stato».
Qual è il nodo della questione?
«Chi vive nella natura deve accettare alcuni compromessi, bisogna costruire un difficile e delicato equilibrio tra sé e il mondo circostante. Non c’è alternativa: non si può pensare che il pianeta appartenga totalmente all’uomo, che siamo solo noi ad abitarci. Non è così».
Serve maggior educazione alla consapevolezza?
«Ci sono dei comportamenti che vanno adottati nei confronti di certi animali. Personalmente, trascorro qualche mese l’anno in una casa in Trentino che è isolata, immersa nella natura. A sentire gli abitanti del posto, non dovrei uscire di casa perché è in una zona piena di lupi».
E invece?
«Li ho incontrati solo una volta. E sono ancora qui (sorride, ndr)».
Che precauzioni prende?
«Per esempio la sera, quando è buio, non lascio fuori il mio cane da solo. O se devo uscire io e non c’è nessuno con me, faccio un gran rumore, perché so che ci potrebbero essere dei lupi. Bisogna educare chi vive in questi contesti ad avere certe accortezze. Chiaramente, non si possono accettare comportamenti violenti come quelli che abbiamo visto in questi giorni. Anche perché rappresentano un grave danno d’immagine per l’Abruzzo».
Danni d’immagine?
«Questa è la regione verde d’Europa. Nell’immaginario collettivo il Parco è soprattutto l’Abruzzo con la sua bellezza faunistica e naturalistica: si rende conto che danno d’immagine è questa strage di lupi? Anche se uno non avesse a cuore gli animali, dovrebbe intervenire solo per il danno economico che crea questa vicenda».
All’inizio ha fatto riferimento a tutta la “bruttezza” che stiamo vedendo nel mondo: crede che in qualche modo sia collegata con la strage di lupi?
«Certo che è tutto collegato. Viviamo in un mondo che ci ricorda spesso quanto sia difficile la ricerca di equilibrio. Oggi vediamo guerre scatenate per interessi economici, perché oggi tutti vogliono tutto e non c’è più equilibrio. Ma, anche se non è facile, bisogna continuare a cercarlo. Purtroppo ci siamo abituati a essere prepotenti, a dirci: voglio questo? Bene, se c’è un ostacolo lo elimino, senza pensarci».
Non è un po’ esagerato?
«È la stessa cosa. Un adulto dice a un gruppo di ragazzi di non lanciare le bottiglie contro una vetrina, quelli si risentono e lo ammazzano di botte. Sono le stesse identiche dinamiche, dietro c’è sempre la pretesa di fare quello che si vuole, di non mettersi mai nei panni dell’altro per provare a guardare le cose da un diverso punto di vista».
Mette sullo stesso piano l’uccisione di un uomo e di un animale?
«Quando avviene un omicidio si smuove il mondo. Ora, non mi permetto di dire che l’uccisione di un animale sia uguale a quella di un uomo – ognuno ha le proprie idee in merito – ma credo che uno Stato civile abbia il dovere di condurre delle indagini almeno allo stesso livello di quelle che si eseguono per l’omicidio di una persona».
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