Addio a Luigi Ortolano: con il fratello Daniele diede vita alla Renato Curi

Luigi Ortolano (a sinistra) con il fratello Daniele
Si è spento a 80 anni l’ex manager della Edison e dirigente della storica società. Il ricordo di Di Mascio: «Uomo diretto e istintivo, sempre vicino alla squadra»
PESCARA. Impeccabile manager conosciuto in tutta Europa, ma viscerale, istintivo e passionale dirigente sportivo. Il calcio abruzzese dice addio a Luigi Ortolano, 80 anni, pescarese, fratello di Daniele, numero due della Federcalcio. Luigi, ingegnere trapiantato a Milano per seguire una luminosa carriera da manager della Edison, assieme al fratello (c’è anche un terzo della dinastia Ortolano, Antonio, ex calciatore del Pescara, che oggi vive nel Lazio), è stato uno dei fondatori della leggendaria Renato Curi, la società calcistica pescarese nata dalla Marconi che, alla fine degli anni ’70, prese il nome dall’indimenticabile promessa del calcio adriatico cresciuta in quel florido vivaio e morta in campo, a Perugia, nel 1977.
Studiava a Milano, ma non sapeva resistere alla passione per il calcio. Così, con Daniele, che invece studiava Medicina a Bologna, raccolse dal papà - il maresciallo Giacomo Ortolano - l’amore per quella piccola ma straordinaria realtà sportiva che insegnava a giocare a calcio, ma anche a vivere nelle regole e nella disciplina, sui campi di Pescara sud. Fino alla fine degli anni ’90, quando la Curi è confluita nell’attuale Renato Curi Angolana, Luigi è stato sempre vicino alle sorti delle sue squadre, giovanili e prima (tra Eccellenza e serie D). Volava con aerei ed elicotteri in giro per il mondo, tra Egitto, Scozia o Sicilia, ma appena aveva l’occasione si materializzava all’antistadio. L’estate, poi, era sempre sulla sua spiaggia del cuore, con la moglie e il figlio Fabrizio, stimato medico a Milano.
Dalla stagione 1977/1978, nei campionati giovanili e dilettantistici si presenta, con maglie rosse e bianche, la A.C. Renato Curi. Una realtà a gestione familiare, giovane, semplice e legata a valori solidi, che mette al centro della sua gestione l’attenzione per la crescita dei giovani e una cura dei particolati assolutamente all’avanguardia per l’epoca e, soprattutto, per il mondo dei dilettanti. Si possono spiegare solo così, oltre che con il talento innato dei tecnici e dei protagonisti sul campo, gli 11 scudetti giovanili inanellati nel giro di pochi anni. Una storia che durerà due decenni, chiudendosi nell’estate del 1998 con la fusione con l’Angolana di Città Sant’Angelo, che militava all’epoca in Promozione e puntava ad acquisire posizioni nella gerarchia del calcio regionale. La Renato Curi riesce in questo modo ad attrarre negli anni i migliori giovani anche dai paesi limitrofi, ma è la città il suo bacino principale. Pur essendo una società dilettantistica, i successi del campo e le cessioni illustri iniziate fin dai tempi della Marconi, ne accrescono la fama e il blasone. Nasce qui la “fabbrica dei talenti”.
Tra i primi a ricevere la triste notizia della scomparsa di Luigi Ortolano è stato l’allenatore Cetteo Di Mascio, per venticinque anni legato al nome degli Ortolano tra la Marconi e la Curi, prima da giocatore (dal 1971 al 1980) e poi da allenatore (dal 1980 al 1998). «Luigi? Con Daniele è stata la primissima persona conosciuta quando sono arrivato alla Marconi. Loro si alternavano tra università e lavoro, seguendo le orme del papà. Ho iniziato ad allenare con Mincarini nel ’79-’80, per 7 anni ho avuto Pulcini ed Esordienti della Curi. Nel 1986, con gli Esordienti, abbiamo conquistato il primo scudetto: fu il primo titolo nazionale di squadra per un club di Pescara.
Di lì a poco è arrivata la Sisley nella pallanuoto e poi la promozione in A del Pescara. Furono anni d’oro. I ricordi? Daniele ha fatto della capacità d’ascolto e della profondità una ragione di vita, Luigi era un uomo diretto e fumantino. Seguiva la Curi da lontano, ma il contatto era costante. Nella stagione 2000/2001, quando con la Primavera del Pescara eliminammo l’Inter in semifinale scudetto, lui era in tribuna a Milano in veste di super tifoso: fu entusiasta della nostra qualificazione. Oddo e Grosso? Era orgoglioso dopo il trionfo di Berlino. Ci ha messo cuore, anima e passione».
Pierluigi Iervese, oggi allenatore e in passato stella della Curi, lo ricorda commosso: «Lui e Daniele sono stati la mia seconda famiglia: quando ho perso mio padre avevo 16 anni e giocavo per loro. Mi hanno aiutato in tutti i sensi. Il campo era casa, lì si apprendevano principi, educazione e valori. Ho un ricordo bellissimo di lui e di quegli anni. Persone mitiche, appassionate di calcio e fondamentali nelle vite di tanti ragazzi di quelle generazioni».
Lo storico preparatore atletico della Curi, Gianni Chiacchiaretta: «Era sempre presente alle fasi finali. Un uomo schietto, diceva sempre quello che pensava. Mi è sempre piaciuto, se una non gli andava, lo diceva. Sempre educato. So che era stato male, ma ultimamente ci siamo salutati con affetto. Era vicino ai ragazzi: all’inizio lo temevano, ma poi era splendido. Perdiamo una bella persona». Sui canali social di Figc e Coni messaggi di cordoglio per la scomparsa di Luigi Ortolano. I funerali si terranno oggi pomeriggio alle 17 nella chiesa di San Luigi a Pescara.
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