Ragazzine “spogliate” sulle chat: i coetanei indagati salgono a otto, hanno tutti tra 14 e 15 anni

Le foto modificate con l’IA e condivise in Rete. Indagini avviate dopo la denuncia di alcuni genitori, in corso accertamenti sui telefoni sequestrati
TERAMO. In un mondo di adolescenti che sempre più genera violenza individuale e di gruppo, che trova nei social uno dei canali preferenziali, che alimenta studi sociologici e fascicoli giudiziari, si allarga a nuovi indagati l’inchiesta sulle ragazzine denudate virtualmente con le immagini messe in Rete da coetanei e condivise sulle chat telefoniche di gruppo. Sono tutti minorenni, ragazzine e ragazzine teramane di età compresa tra i 14 e i 15 anni, con il numero degli indagati che sale a otto e quello delle parti offese arrivato a dieci dopo le denunce dei genitori.
I ragazzini sono sotto accusa per revenge porn e pedopornografia e molti sono già stati sentiti dalla polizia giudiziaria nell’ambito dell’indagine aperta dalla Procura per i minorenni dell’Aquila guidata dal procuratore David Mancini. Le ragazzine sono vittime di deep fake in un fenomeno sempre più diffuso che a livello nazionale conta decine di volti noti dello spettacolo e della politica unite in una urgente richiesta di tutela e protezione delle libertà individuali. L’indagine, che ha mosso i primi passi dopo la denuncia dei familiari di due ragazze, ha visto il sequestro di telefoni cellulari e l’audizione di numerosi minorenni nella loro veste di persone informate sui fatti.
L’intelligenza artificiale è la nuova frontiera della pedopornografia: tra deepfake, app clandestine e leggi in evoluzione il confine tra ciò che è finzione e ciò che è reato si fa sempre più sottile. E oggi più che mai gli adolescenti sono immersi in ambienti digitali in cui l’Intelligenza artificiale agisce in modo persuasivo a cominciare proprio dalla possibilità di creare da zero video e foto che vengono poi diffuse su chat di gruppo, canali Telegram, Facebook ma anche sul dark web, quella parte di Internet non visibile con i comuni browser. L’Italia punisce la pornografia “virtuale” applicando le disposizioni del codice penale in materia di produzione, divulgazione, diffusione e detenzione di materiale pedopornografico anche quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni 18 o parti di esse.
L’articolo di riferimento è il 600 quater 1 del codice penale, che punisce la pornografia minorile anche quando l’immagine non riguarda un minore reale, ma è creata attraverso l’uso di tecnologie digitali. L’allarme lanciato ormai da tempo è già una denuncia contenuta nel primo dossier in assoluto su quest’emergenza preparato dall’associazione Meter Ets – fondata e presieduta da don Fortunato Di Noto da anni in prima linea contro la pedopornografia – e presentato nei mesi scorsi a Roma. A dimostrazione, oggi più che mai, che il web non è assolutamente un posto sicuro per i minorenni.
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