«Ai miei tempi almeno il pesce c’era»

Il racconto di Gileno, veterano della marineria di Vasto: quando per poche lire vendevo triglie, sogliole e merluzzi...
VASTO. «Il mare per molti è sinonimo di vacanza. Per me è la vita». Angelo Gileno, detto "zio Angiolino il lupacchiotto" 77 anni compiuti lo scorso 14 aprile, ha vissuto "con" e "per" il mare per 69 anni. E' uno dei pescatori più anziani della città. Nel soprannome c'è la sua vita.
«Lupacchiotto, perché avevo 8 anni quando mio padre Luigi, pescatore anche lui, arrabbiato perché non volevo studiare, mi portò su un trabocco a San Nicola e mi gettò in mare per farmi prendere confidenza con le onde. E' stato quello il mio battesimo con il mare. Da allora non l'ho più lasciato e sono diventato con il passare degli anni lo zio dei pescatori della marineria vastese», racconta.
Anche la sua barca si chiama " Zio Angelo". Pazienza se il freddo e la salsedine hanno minato le sue ossa. Appoggiato al suo bastone, il "Lupacchiotto" racconta sorridendo la Vasto marinara dagli anni ’40 ad oggi.
Angelo Gileno abita a pochi passi dal mare, nel "villaggio dei pescatori", al centro del quartiere riviera: «Ho sempre abitato qui. Mio padre era pescatore e i pescatori abitavano alla Marina. La Marina era il quartiere dei pescatori. Non c'erano turisti una volta».
“Lupacchiotto” indica con una mano il pontile: «Le barche attraccavano al pontile e dove ora c'è la sede della Medicina turistica e del Circolo nautico c'era il mercato del pesce». Un lavoro faticoso il suo. Scuote la testa "zio Angelo". «Di sacrifici ne ho fatti tanti, ma ho ricevuto anche tanto da questo mare. Da ragazzo pescavo 50 quintali di vongole in poche ore. Adesso di vongole non ce ne sono più. Dopo una notte di lavoro si riesce a pescare meno di 3 quintali», dice.
Il pensiero va agli amici. Storie di mare, persone che il mare ha portato via per sempre, e che restano una ferita aperta nella mente e nel cuore di chi ha vissuto con loro. E poi storie di pesca. Come quando le lampare, le paranze e i pescherecci attraccavano al vecchio pontile e trovavano già la gente che voleva il pesce fresco. Qualche peschereccio non poteva arrivare al pontile e così c’erano dei pescatori che con la barca a remi andavano a prendere le cassette a bordo. Altri andavano a vendere il pesce dove ora ci sono i campi da tennis. Fino a quando la marineria si trasferì. «Nel 1956 ci fu la frana. Vasto cambiò. Sia la nostra attività che quella dei pescatori che vendevano il pesce sotto al Muro delle Lame vennero trasferite a Punta Penna. Ma il mercato del pesce era tutt’ altra cosa rispetto ad oggi. Era tutto più bello anche se si guadagnava davvero poco», sorride il Lupacchiotto.
Quanto guadagnava con il suo lavoro? «Il necessario per mantenere la famiglia. Una volta le seppie si vendevano a 80 lire al chilo. Per poche lire vendevi triglie e sogliole e merluzzi. L'unico ad essere ricco era il mare: cannolicchi, telline, cozze, pelosi e ogni genere di pesce. Il mare era più grande».
Zio Angelo indica il lungomare, la pinetina e la panchina sulla quale è seduto: «Tutto questo prima era mare. Dove ora la gente passeggia e i bambini giocano c'era il mare. La spiaggia qui non c'era. L'arenile rispetto a 50 anni fa è cresciuto di almeno 150 metri. In estate si usciva in mare alle 4. In inverno alle 6. Eravamo una decina di famiglie che vivevano con il mare. Famiglie che si tramandavano il lavoro da generazioni. C'erano 5 lampare e 30 paranze e una quarantina di barchette. In porto a Punta Penna arrivavano solo le barche a motore», ricorda con una nostalgia che a tratti diventa struggente.
«La marineria era una grande famiglia. E uno dei momenti più belli era la festa della Madonna di Stella Maris a giugno. La festa è stata rispolverata da poco. Ma un tempo era una grande festa. Portavamo in mare in processione la statua della Vergine per ringraziarla di quello che ci aveva dato e per chiederle di essere sempre vicino a noi. Era, ed è anche oggi, un onore avere la statua della Madonna di Stella Maris sulla propria barca», ricorda. «Ora non sono più un lupacchiotto», si rammarica, «da qualche mese non mi fanno più uscire in mare con mio figlio Luigi e la sua barca, "Mister no". Dicono che non fa bene alla mia salute. Ma la mia salute e la mia vita è il mare».
Lo sguardo di zio Angelo per un attimo si rattrista. Ma è questione di secondi. Subito dopo il vecchio lupo di mare riprende il sopravvento. Guarda verso la riva e quasi sottovoce conclude: «Io l'odore del mare lo sento anche da qui.Vado per i 78 anni e sono ricco di ricordi. Ora in mare ci va mio figlio Luigi. Almeno la tradizione continua».
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