Ambientalisti contro il pozzo Elsa 2: rischi per l’Abruzzo

2 Ottobre 2014

PESCARA. «La ricerca in campo petrolifero non è mai fine a se stessa e quella denominata Elsa 2 prelude a rischi immensi per l'economia dell'Abruzzo, fondata su ben altro che non uno sfruttamento...

PESCARA. «La ricerca in campo petrolifero non è mai fine a se stessa e quella denominata Elsa 2 prelude a rischi immensi per l'economia dell'Abruzzo, fondata su ben altro che non uno sfruttamento petrolifero ormai superato e dannoso, e per la salute degli abruzzesi». Le associazioni ambientaliste tornano a lanciare l'allarme sulle «deriva petrolifera» dopo aver presentato osservazioni congiunte contro la realizzazione del pozzo esplorativo Elsa 2 al largo della costa tra Francavilla al Mare e Ortona. A fare il punto della situazione sono stati il delegato regionale del Wwf, Luciano Di Tizio, Fabrizia Arduini, sempre del Wwf, il presidente di Legambiente Abruzzo, Giuseppe Di Marco, Lisa Celeste del Fai Abruzzo, Stefano Allavena della Lipu e Andrea Natale della Riserva Naturale Regionale Lecceta di Torino di Sangro. «Elsa 2 è a pochi chilometri dalla costa dei trabocchi, davanti alla Riserva regionale Ripari di Giobbe a Ortona» hanno ricordato gli ambientalisti. «Si tratta di un progetto già bocciato nel 2011 in sede di Valutazione di Impatto Ambientale (Via) e oggi ripresentato. Un progetto che appare come un non senso: il pozzo è a poche decine di metri da Elsa 1, perforato nel 1992 dall'Agip. Quale bisogno c'è di “esplorare” se c'è già stata una esplorazione a poca distanza?» «Se malauguratamente il permesso di ricerca dovesse superare la procedura Via con ogni probabilità verrebbe individuato quello che a suo tempo aveva trovato e scelto di non sfruttare l'Agip: un piccolo giacimento con petrolio scadente che avrebbe bisogno di essere desolforato in loco» dicono ancota le associazioni. «Rispunterebbe cioè l'incubo del Centro Oli con i suoi fumi che abbiamo rischiato nel cuore delle colline del Montepulciano, oppure quello della 'nave raffinerià, stile Ombrina Mare, che stiamo tuttora rischiando proprio nel cuore della costa dei trabocchi». «Il progetto, inoltre è troppo vicino al litorale in un'area che resta bellissima malgrado gli attentati dei cementificatori e, se fosse realizzato con una piattaforma ad appena sette chilometri dalla battigia, violerebbe il Codice del Paesaggio e lo stesso articolo 9 della Costituzione. Le osservazioni presentate dalle associazioni e dalle Riserve con qualificate collaborazioni scientifiche sono tese a scongiurare questi rischi».