Aumento Iva, alla ricerca dell’antidoto

Servono 23 miliardi per evitare la stangata del 2020. Tra le ipotesi: recuperare l’Ici su immobili della Chiesa ed enti no profit
Il panorama normativo fiscale del nostro Paese presenta ancora criticità e lacune, di certo non risolte delle disposizioni contenute nel Documento di Economia e Finanza (DEF) approvato il 9 aprile 2019.
Prima fra tutte, non si può sottacere la discussa questione dell’aumento Iva che deriverebbe dal cosiddetto “sblocco” della clausola di salvaguardia.
CASO IVA
L’imposta, già incrementata nel 2013, dovrebbe subire un ulteriore innalzamento a partire dal 1° gennaio 2020, secondo quanto disposto dall’ultima manovra finanziaria che prevede la sterilizzazione della relativa clausola di salvaguardia.
In particolare, la Legge di Bilancio 2019 aveva prorogato temporaneamente il blocco delle aliquote dell’Imposta sul valore aggiunto, rimandando al prossimo anno un innalzamento dell’imposta (che avrebbe poi dovuto trovare compimento nell’anno ancora successivo e, pertanto, nel 2021).
Si tratta di un’infrazione comunitaria sui generis, introdotta per la prima volta, nel nostro ordinamento, nel 2011.
CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA
La clausola di salvaguardia, infatti, consiste nella previsione di un aumento dell’imposta sui consumi e delle accise nelle ipotesi in cui non vengano rispettati i vincoli comunitari relativi al pareggio di bilancio ed alla riduzione del debito pubblico.
Unico “antidoto” è rappresentato dal reperimento, da parte dello Stato, di risorse finanziarie (solitamente derivanti da tagli ad agevolazioni fiscali e spese pubbliche) al fine di risollevare le penurie di bilancio e soddisfare esigenze di cassa.
OCCASIONE MANCATA
In questa prospettiva, l’ultimo DEF si configura come un’ulteriore occasione mancata: il Governo si astiene da ogni statuizione sul punto; confermando, di fatto, la provvisorietà del congelamento di aliquota previsto nella precedente manovra finanziaria.
SPENDING REVIEW
L’ultima possibilità per scongiurare (definitivamente?) il temuto incremento dell’Iva potrebbe essere rappresentata dalla nomina dei due Vice Ministri, Laura Castelli e Massimo Garavaglia, quali Commissari incaricati della spending review.
Tale intervento risulterebbe preordinato, dichiaratamente, al risanamento delle finanze pubbliche; ciò attraverso la predisposizione di misure finalizzate a tagli di spesa (rivestendo il disinnesco delle clausole di salvaguardia Iva per il 2020 un ruolo di primaria importanza per il Governo).
RECUPERO ICI
Stante il quadro sinora delineato, le casse pubbliche potrebbero trovare giovamento dal rispetto dell’ennesimo monito, rivolto dall’Unione Europea all’Italia, per il recupero dell’Ici non versata dalla Chiesa e dagli Enti no profit per gli anni 2006-2011 (“scontando” opportunamente i periodi già prescritti), ciò in forza della sentenza emessa dalla Corte di Giustizia Europea lo scorso 6 novembre.
CENSURA COMUNITARIA
L’esenzione fiscale generalizzata prevista dalla normativa italiana per gli immobili destinati (anche solo parzialmente) allo svolgimento di un’attività non commerciale è stata severamente censurata a livello eurounitario.
La Corte di Giustizia ha qualificato il regime agevolativo italiano alla stregua di un aiuto di Stato illegittimo, intimando al nostro Paese di predisporre misure alternative per il recupero delle imposte non versate dagli Enti no profit.
In tal senso, appare concreto per l’Italia il rischio di esporsi all’avvio di procedure di infrazione a fronte dell’“inerzia” che sta dimostrando nell’attuazione dei moniti comunitari (il cui inadempimento non può scusarsi alla luce della presunta sussistenza di generiche difficoltà burocratiche ed amministrative a livello di Enti locali).
La sopravvenienza di tale “bocciatura eurounitaria” ha avuto un importante eco a livello nazionale, quantomeno sotto il profilo della prassi applicativa.
LA GIURISPRUDENZA. La disciplina in tema di imposte locali, infatti, è risultata oggetto di critiche da parte della più recente giurisprudenza di legittimità italiana.
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 10124 del 11 aprile 2019, ha in tal senso preso posizione sulla definizione delle imprese esercenti attività con finalità commerciali, recependo le definizioni e i principi espressi a livello di Unione Europea.
COSA DICE LA UE
La Commissione Europea, infatti, individua come criterio rilevante (ai fini della sussistenza della configurabilità di un’impresa con fini commerciali) “qualunque attività organizzata per la prestazione di servizi a terzi dietro pagamento di un corrispettivo funzionale ed adeguato alla copertura dei costi e alla remunerazione dei fattori della produzione”.
La Suprema Corte, nell’occasione, ha sconfessato in toto i parametri previsti dalla regolamentazione di rango secondario (e, in particolare, quelli contenuti nei Decreti e nelle Circolari ministeriali che attribuiscono rilevanza alle tariffe convenzionali richieste per l’espletamento dei servizi degli enti sanitari, ricettivi o scolastici), privilegiando una definizione comunitaria di “natura commerciale” dell’impresa.
Risulta dunque impellente, in proposito, la necessità di riallineare le previsioni nazionali a quelle vigenti in ambito UE, ciò al fine determinare una convergenza degli assetti normativi e fiscali.
SI ASPETTA IL GOVERNO
Non ci resta che attendere la risposta in proposito del nostro Governo, che dovrà impiegare ingenti risorse al fine di non incorrere in altre procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea (le quali finirebbero per aggravare ulteriormente le finanze pubbliche, rendendo ancor più difficile il raggiungimento dell’auspicato equilibrio di bilancio).
Le esigenze di cassa, tuttavia, potrebbero essere (anche parzialmente) affrontate tramite la puntuale osservanza della disciplina comunitaria (e dunque, come visto, tramite l’aumento degli incassi a titolo di Iva e/o la predisposizione di misure per il recupero dell’Ici).
Soluzione, quest’ultima, che oggi come oggi non si può escludere a priori con certezza.
* Avvocato tributarista titolare dello Studio Legale Tributario Torcello in Pescara
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