Biotestamento, la legge resta bloccata

18 Maggio 2019

La proposta presentata (due volte) dal 5 Stelle Smargiassi non va avanti. Chi ha bisogno di trapianto rimane in attesa

L’AQUILA. È conosciuta come legge sulle “Dat” (Disposizioni anticipate di trattamento), e in Italia è stata approvata alla fine del 2017. Stabilisce che nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito se privo del consenso “libero e informato della persona interessata”. In Abruzzo, però, non è mai stata recepita. Due anni fa, nel corso della passata legislatura, il consigliere regionale M5S Pietro Smargiassi aveva depositato una proposta di legge in questa direzione, proposta che non è mai arrivata in aula. Ora Smargiassi l’ha ripresentata, e nonostante siano stati ricostituiti tutti i nuovi organismi consiliari, la proposta di legge è ancora ferma in quinta commissione (sanità), in attesa di essere esaminata. Questo perché la commissione non si è ancora riunita.
SALVARE LE VITE. «L’ho ridepositata», dice il consigliere, «perché permetterebbe di salvare tantissime umane». Attraverso la Dat, infatti, ogni cittadino può rendere evidente la propria volontà di rifiutare trattamenti sanitari estremi, facilitando anche il compito di chi dovesse trovarsi nella tragica, improvvisa ipotesi di dover decidere al posto di un familiare o di un congiunto senza più speranze.
La proposta di Smargiassi prevede che chiunque, purché debitamente informato, possa dichiarare (attraverso la presentazione di un documento di riconoscimento), la propria volontà di donare organi e tessuti, in caso di incidenti o altre fatalità che la vita, a volte, mette di fronte. Una scelta che potrebbe salvare altre persone in attesa di trapianto.
«Sarebbe bello», dice Smargiassi, «che questa scelta venisse riportata anche nel documento di riconoscimento, così come si fa con il colore di occhi e capelli: Dat sì, Dat no. Sarebbe davvero una svolta. Mi auguro che venga calendarizzata davvero in tempi stretti, dal momento che è stata totalmente ignorata dalla precedente amministrazione. Vediamo se la politica è matura».
SETTE ARTICOLI. La proposta di legge è composta di sette articoli, e muove dall’articolo 32 della Costituzione (comma secondo).
“Nessuno”, recita il passaggio, “può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Una scelta, si legge nella relazione, voluta «per evidenziare come a oggi in Abruzzo non vi sia una norma che contempli e riconosca le decisioni di fine vita, scelte personalissime e in quanto tali estremamente importanti e meritevoli di idonea disciplina». Una volta presa la decisione, questa viene annotata nel Fascicolo sanitario elettronico.
RIPENSARCI. Il consenso al prelievo di organi e tessuti, e il rifiuto a trattamenti sanitari estremi, naturalmente, può essere revocato in qualunque momento. Può capitare, infatti, di cambiare idea, e in questo caso basta revocare la scelta precedente. «Nei casi in cui ragioni di emergenza e urgenza impedissero di procedere alla revoca delle Dat con le forme previste (atto pubblico o per scrittura privata autenticata, oppure videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare), la volontà», si legge nella proposta di legge, «può essere revocata con dichiarazione verbale raccolta o videoregistrata da un medico, con l’assistenza di due testimoni».
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