«Blocco pensioni, rimborsi insufficienti»

12 Agosto 2016

Enasco: stop alle indicizzazioni 2012-13, applicata solo in parte la sentenza della Consulta

ROMA. Il mancato rispetto degli effetti della sentenza n. 70/2015 della Corte Costituzionale in merito alla restituzione di quanto illegittimamente trattenuto ai pensionati negli anni 2012-2013, «ha penalizzato i titolari dell'assegno che si sono visti rimborsare mediamente meno del 12% del totale della mancata indicizzazione della perequazione». A sostenerlo è un articolo in uscita sul prossimo numero della rivista del patronato 50&Più Enasco affermando che, con il dl n.65 del governo «sono stati intaccati i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale». A seguito del blocco della perequazione pensionistica 2012 e 2013 ad agosto 2015 circa 4 milioni di pensionati hanno ricevuto i rimborsi a seguito della sentenza n.70/2015 della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità della legge Monti-Fornero, ricorda Enasco. L'attuale Governo, cercando di rispettare il principio dell'equilibrio di bilancio e gli obiettivi di finanza pubblica, con il decreto legge n.65 del 2015, ha frenato l'applicazione integrale della pronuncia imponendo un sistema di rimborso a scalare. In questo modo i costi sono stati molto meno onerosi, e cioè 2,8 miliardi di euro, invece di 18 miliardi. «Una restituzione assai parziale, mediamente meno del 12% del totale della mancata indicizzazione della perequazione» afferma Enasco, calcolando in una proiezione che, per importo pari a quattro volte il minimo Inps (1.873 euro mensili lordi e 1.491 netti), la perdita netta è di circa 4.000 euro, la restituzione ammonta a 853 Euro, pari al 21% della perdita. Le corrispondenti percentuali per importi pari a cinque e sei volte sono rispettivamente dell'11% e del 5%. «L'associazione 50&Più assieme al Patronato 50&Più Enasco è consapevole delle difficoltà che il Paese sta attraversando» sottolinea Gianni Tel, esperto previdenziale del Patronato 50&Piú Enasco, «Tuttavia, riteniamo che il decreto n.65 non sia sufficiente per il ristabilimento dell'equità, da un lato perché quanto restituito è lontano dalle legittime aspettative dei pensionati, e dall'altro perché si presta ancora una volta ad osservazioni e censure circa la sua conformità alle norme costituzionali».