«Brand Adriatico per incrementare la crocieristica»

5 Maggio 2017

PESCARA. I posti abruzzesi devono cogliere l’occasione che viene loro dalla trasformazione della crocieristica. A sostenerlo è l’ingegner Antonio Nervegna, esperto di logistica, consulente della...

PESCARA. I posti abruzzesi devono cogliere l’occasione che viene loro dalla trasformazione della crocieristica. A sostenerlo è l’ingegner Antonio Nervegna, esperto di logistica, consulente della regione Abruzzo per la portualità. Nervegna è appena tornato dal Montenegro dove ha partecipato a un convegno sulla macroregione adriatica».
Ingegnere, di quale occasiona parla?
«Parlo del brand Adriatico, di cui si è discusso molto al convegno».
Può spiegare meglio?
«In Adriatico c’è moltissimo da fare. E tra le cose da fare c’è la costruzione di un prodotto che possa avere lo stesso appeal di quando diciamo... “andiamo in crociera ai Caraibi”».
Allora diremo... “andiamo in crociera in Adriatico?
«L’Adriatico, o meglio la regione adriatico-Ionica, è un concentrato di paesi diversi, con un legame che viene dalla geografia e dalla storia. Ci sono città di grande prestigio, come Venezia, c’è anche Roma, che può essere raggiunta da Ortona, vero porto di Roma sull’Adriatico, c’è Corfu, c’è la Croazia, c’è il Montenegro».
A quale mercato pensa?
«Certo non alle crociere da migliaia di passeggeri, come quelle atlantiche. Oggi la crocieristica sta cambiando. Si comincia a puntare a crociere di dimensioni più contenute, ma di grande qualità turistica e culturale. Le crociere di massa non sono destinate a crescere».
Di conseguenza si utilizzerebbero navi piccole o medie più adatte alla dimensione dei nostri porti. È così?
«È quello che sta già succedendo con le grandi navi portacontainer. Gran parte di queste hanno smesso l’attività, non sono più convenienti, perché oggi la logistica si affida a una distribuzione più di dettaglio».
Che tipo di vantaggio deriverebbe per i nostri territori?
«La crociera porta sul territorio un benessere diffuso. Io e Euclide Di Pretoro abbiamo studiato bene i flussi del porto di Civitavecchia (Nervegna e Di Pretoro sostengono e promuovono da tempo l’alleanza strategica dell’Abruzzo con il porto laziale, ndr.). Loro fanno 2,5 milioni di presenze l’anno. Di questi passeggeri il 20% non vanno su Roma ma restano a Civitavecchia, e ogni anno lasciano 90 milioni sul territorio della città. Per questo dico che è importante per noi affermare, assieme al brand Adriatico, il brand Ortona porto di Roma sull’Adriatico».
In che modo?
«È un progetto tutto da costruire. E ci siamo resi conto che anche le società di navigazione aspettano suggerimenti. Certamente andrebbe rilanciata l’idea di corridoio adriatico-tirrenico, attraverso la macroregione mediana Lazio, Abruzzo, Marche, Umbria e Toscana: dunque Livorno, Ancona, Civitavecchia, Ortona. Così si darebbe valenza al centro Italia. E non solo alle città costiere: anche le aree interne ne beneficerebbero». (a.d.f.)