Bussi, chiesti danni per quasi 2 miliardi
Le parti civili: «Un inganno organizzato dagli imputati». Una nuova perizia in mano alla Procura di Pescara
di Giampiero Giancarli
L’AQUILA
«. Un inganno organizzato da parte degli imputati» e «giudici indifferenti alla salute pubblica». L’avvocato dello Stato Cristina Gerardis non ha usato certo mezzi termini per contestare la sentenza di primo grado che ha scagionato gli imputati del disastro ambientale della discarica dei veleni di Bussi, tutti ex dirigenti Montedison, nel giudizio di appello in corso all’Aquila. Ieri è stata la volta delle parti civili e la Gerardis ha anche esibito una nuova perizia dell’Arta, con dati choc, fatta su richiesta di un privato, che attesta un’ulteriore maggiore contaminazione dell’area negli ultimi due anni, (argomento approfondito nel pezzo sottostante). Sono atti che non entreranno ufficialmente nel processo in corso ma sono in possesso da tempo della Procura della Repubblica di Pescara. La Gerardis ha parlato per 4 ore durante le quali ha sparato bordate contro l’assoluzione.
«Poco più di 1,8 miliardi di euro»: è la richiesta di risarcimento record per danni ambientali e di immagine formulata nei confronti degli imputati da parte di Generoso Di Leo, l’altro avvocato dello Stato in aula. In particolare 1,376 miliardi sono per il ministero dell’Ambiente, 500 milioni della Regione, un milione della presidenza del Consiglio dei ministri e il resto per commissario delegato dal governo per il bacino Aterno-Pescara. «A Bussi sono state create discariche abusive», ha spiegato Di Leo, «c'è una sostanziale distinzione tra inquinamento e creazione di discariche che sono vive e continuano a fare danni. A Bussi c'è un disastro che prosegue nel presente». Prossima udienza il 19 gennaio e sentenza a fine mese. Nell'udienza di martedì scorso i due Pg Domenico Castellani e Romolo Como, al termine di due lunghe requisitorie, avevano chiesto per 18 dei 19 imputati le stesse condanne formulate dal pubblico ministero nel processo di primo grado con l'accusa di disastro ambientale e avvelenamento dell'acqua, che variano da un massimo di 12 anni e 8 mesi a un minimo di 4 anni. In tutto sono stati invocati circa 180 anni di carcere.
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