Bussi, oggi il verdetto che decide tutto

In Cassazione il processo ai 10 imputati condannati per disastro colposo: se vengono assolti, salta la mega bonifica
BUSSI SUL TIRINO. Bonifica e soprattutto ripristino dei luoghi contaminati dalla mega discarica di Bussi officine, 184mila metri cubi di veleni. A chiederlo è il Ministero dell'Ambiente che naturalmente si è costituito in giudizio al processo che rappresenta l'ultimo atto di una vicenda cominciata undici anni fa. Alle 10 di oggi infatti si apre a Roma, davanti alla Corte di Cassazione, l'udienza finale, cioè il terzo grado di giudizio, che coinvolge dieci dei 19 imputati iniziali che vennero tutti assolti dalla Corte d'Assise di Chieti presieduta, nel 2014, dal giudice Camillo Romandini perché, in sintesi, non venne mai raggiunta la prova del dolo per l'avvelenamento delle acque da sostanze contaminanti come cloroformio, il tetracloruro di carbonio e l’esacloroetano. In secondo grado, però, la Corte d'Appello dell'Aquila ha confermato solo nove assoluzioni; ha riconosciuto l'avvelenamento per colpa grave delle acque, ma il reato si era nel frattempo prescritto, e infine ha condannato dieci dei restanti imputati per disastro colposo, imputati che però oggi chiedono alla Cassazione di essere assolti. Si tratta prevalentemente di ex dirigenti della Montedison.
E se le assoluzioni ci saranno, oppure se i giudici casseranno con rinvio in appello, è facilissimo prevedere anche gli effetti molto pesanti di questo terzo e atteso verdetto. Il principale effetto riguarda infatti non tanto la bonifica del sito contaminato di Bussi, per la quale è chiamata intervenire la Edison succeduta alla originaria Montedison, sulla base di una infinita serie di conferenze di servizi e un pronunciamento recente del nuovo ministro dell’Ambiente, l’ex generale dei carabinieri Sergio Costa, ma soprattutto il ripristino dei luoghi per il quale è prevista una spesa record superiore ai 600 milioni di euro. Dalla sentenza di terzo grado dipenderà molto di più delle dieci condanne penali e la conferma o meno delle provvisionali, cioè gli anticipi di risarcimenti, decisi sempre dai giudici d'appello aquilani.
Condanne di secondo grado condonate che non hanno superato, nella peggiore delle ipotesi, i 3 anni di reclusione per un reato, quello di disastro colposo, che si è consumato solo per negligenza e imperizia degli imputati, ma non per volontà. Così come le provvisionali erano lontane dalla quantificazione reale del danno, e si erano attestate sui 3,7 milioni di euro.
Ma la partita che si gioca oggi è ben più importante per le sorti ambientali dell’area industriale di Bussi. E non ci può essere un ulteriore rinvio – dopo quello che c'è già stato la scorsa primavera per colpa di uno sciopero degli avvocati penalisti – perché un altro slittamento farebbe piombare la storia lunga e drammatica della discarica dei veleni nell'oblìo della prescrizione, che è prevista tra appena due mesi.

