Caro carburanti, gli agricoltori in presidio: trattori all’Aquila e Roma

Coldiretti manifesta all’Emiciclo: «Vogliamo uno sconto retroattivo sul gasolio». E la Cia sfila a Montecitorio: «Dobbiamo difendere il reddito delle nostre imprese»
L’AQUILA. «Un intervento concreto a sostegno delle imprese agricole, sempre più schiacciate dall’aumento dei costi di produzione». È questa la richiesta degli agricoltori d’Abruzzo che sarà scandita mercoledì prossimo con una protesta sotto le finestre dell’Emiciclo, all’Aquila. Davanti al caro gasolio che ferma i trattori, la Coldiretti non vuole più promesse dalla politica e torna a denunciare «la gravità di una situazione che, nelle campagne, rischia di diventare insostenibile». In quello stesso giorno, la Cia Abruzzo manifesterà a Roma, davanti alla Camera dei deputati, per segnalare un corto circuito che penalizza imprese agricole e famiglie mentre avvantaggia i colossi della grande distribuzione: «I prezzi agricoli in diversi comparti all’origine diminuiscono mentre i costi di produzione in aumento e il caro gasolio mettono a rischio il reddito delle imprese. E le famiglie continuano a pagare di più per fare la spesa».
Al centro della manifestazione di Coldiretti all’Aquila c’è la richiesta alla Regione Abruzzo di «attivare uno sconto retroattivo sul gasolio agricolo utilizzato e da utilizzare da giugno a dicembre 2026» attraverso un intervento capace di alleggerire il peso dei rincari sui bilanci aziendali. «Il carburante è indispensabile per le lavorazioni dei terreni, le semine e le attività quotidiane delle aziende», dice il direttore Marino Pilati, «un costo che non può essere ulteriormente compresso senza mettere a rischio la continuità produttiva. Il caro gasolio è diventato un problema che non può più essere rinviato. Le imprese agricole stanno affrontando una crescita generalizzata dei costi e ogni ulteriore rincaro erode margini già ridotti, mettendo a rischio la sostenibilità delle attività», continua Pilati, «mercoledì torneremo davanti all’Emiciclo per chiedere alla Regione un segnale concreto: serve uno sconto retroattivo da giugno a dicembre 2026 sul gasolio agricolo, utilizzato e da utilizzare. La mobilitazione prosegue perché le richieste degli agricoltori devono tradursi in provvedimenti efficaci e tempestivi».
«Il confronto con gli associati e con i cittadini al Villaggio dell’Aquila ha confermato quanto sia urgente affrontare le difficoltà del settore», aggiunge Pietropaolo Martinelli, presidente di Coldiretti Abruzzo, «ora torniamo davanti alla Regione perché nelle campagne si sta delineando una situazione insostenibile. Gli agricoltori non possono fermare i trattori, rinunciare alle lavorazioni o continuare ad assorbire aumenti che non dipendono da loro. Chiediamo un intervento concreto sul gasolio, con uno sconto retroattivo fino a dicembre, per dare respiro alle aziende e consentire loro di continuare a produrre. Difendere l’agricoltura significa difendere il cibo, il lavoro e il futuro del nostro territorio».
Dall’Aquila a Roma, la Cia annuncia: «Il nostro obiettivo è difendere il reddito delle imprese, superare le divisioni e costruire una maggiore consapevolezza pubblica sul valore dell’agricoltura», dice Domenico Bomba, presidente di Cia Chieti-Pescara, «perché impoverire chi produce il cibo significa, in prospettiva, impoverire l’intero Paese». La Cia cita gli ultimi dati Ismea di settembre 2026 che registrano una diminuzione del 3,5% dei prezzi agricoli all’origine rispetto a un anno prima, con flessioni del 42% per l’olio d’oliva, dell’11,4% per la frutta e dell’11,3% per il vino. L’andamento non è uniforme: gli ortaggi, per esempio, segnano un aumento del 44,2%. Sul fronte dei costi, l’ultimo indice Ismea disponibile, relativo ad agosto, registra un +8,4% per i mezzi correnti di produzione delle coltivazioni agricole, con +11,4% per il frumento, +7,2% per l’olivicoltura e +6,4% per la frutta. Intanto, a settembre scorso, i prezzi degli alimentari non lavorati sono aumentati del 5,5%, mentre l’inflazione generale ha raggiunto il 4,2%.
«Da anni denunciamo queste criticità e continuiamo a chiedere risposte concrete», dice Bomba, «ma abbiamo soprattutto bisogno dell’opinione pubblica: troppo spesso veniamo percepiti come una categoria che si lamenta continuamente mentre dietro ogni protesta ci sono imprese, famiglie, investimenti e posti di lavoro. Quando un’azienda agricola chiude, perde l’intero territorio». E Bomba sottolinea: «Basta campanilismi e divisioni. Non chiediamo privilegi, ma la possibilità di continuare a produrre con un reddito dignitoso. Difendere gli agricoltori significa difendere anche i consumatori, la qualità del cibo e il futuro delle comunità. Gli agricoltori investono nella produzione e ne affrontano i rischi climatici e di mercato, ma quando i ricavi non coprono le spese è la stessa continuità dell’attività a essere in discussione».
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