Case popolari, giro di vite sugli stranieri

In Consiglio il 15 la legge firmata da Marsilio e Liris che cambia i criteri di assegnazione. Stretta anche sui condannati
PESCARA . Giro di vite, in Abruzzo, sull’assegnazione delle case popolari. La legge presentata dal presidente della Regione Marco Marsilio e dall’assessore Guido Quintino Liris, oggi va in commissione e, salvo intoppi, arriverà all’esame del Consiglio regionale nella seduta del prossimo 15 ottobre. Una proposta di legge sulla quale Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha già espresso forte apprezzamento: «Grazie a #FratellidItalia, in Abruzzo eliminate le corsie preferenziali per stranieri nelle assegnazioni degli alloggi popolari. Prima gli italiani», scrive su Twitter, «non è un semplice slogan»!
NUOVI REQUISITI. La legge, in buona sostanza, rivede i requisiti per l’assegnazione degli alloggi. Due gli elementi fortemente caratterizzanti, se non cvi saranno cambiamenti e sorprese dell’ultima ora: non ha diritto alla casa popolare chi ha riportato condanne penali superiori a tre anni; a carico degli stranieri ci sono le stesse incombenze richieste agli italiani in tema di certificazione di reddito e patrimonio. In pratica, gli stranieri extra Ue che non presenteranno la documentazione necessaria, per ogni componente del nucleo familiare, che attesti il reddito e il possesso di immobili nei rispettivi Paesi di origine, saranno fuori dalle graduatorie.
ADDIO AUTOCERTIFICAZIONE. La prescrizione, tuttavia, non riguarda i rifugiati politici e chi usufruisce della protezione internazionale. In base alle vecchie norme, invece, bastava una semplice autocertificazione. Del resto, gli uffici erano nell’impossibilità di fare controlli al di fuori del territorio nazionale, controlli che invece venivano regolarmente svolti nei confronti degli italiani, che in diverse occasioni si sono visti scavalcare in graduatoria. «Il progetto», si legge nella relazione che accompagna la legge, «ben lungi dall’essere riconducibile a un intento discriminatorio, mira a stabilire il principio per cui una dichiarazione sostitutiva relativa a situazioni fuori dall’Italia, se diretta a una pubblica amministrazione, potrà essere ammessa solo se quest’ultima dispone di mezzi di controllo adeguati, corrispondenti a quelli di cui dispone rispetto alle dichiarazioni rese dai cittadini italiani».
NEL MIRINO. La proposta introduce anche altri elementi di novità rispetto alla precedente legge del 1996 (già modificata nel 2018). Non ha diritto all’alloggio popolare, dunque, chi ha riportato condanne superiori a tre anni (prima il limite era di cinque anni), per una serie di reati: dallo spaccio di droga alle lesioni, dal vilipendio alla Repubblica (e alle sue istituzioni), al favoreggiamento, la falsa testimonianza, corruzione e concussione, violenza o minaccia a pubblico ufficiale e reati contro il patrimonio (furto, rapina e altri). Non avrà la casa popolare, inoltre, chi ha già perso l’assegnazione per morosità (esclusi i malati gravi), o chi si è allacciato abusivamente alle utenze elettriche, del gas e dell’acqua.
I VIOLENTI. Non potrà rimanere nella casa popolare chi è colpevole di maltrattamenti in famiglia. In questo caso l’alloggio resterà assegnato all’altro coniuge vittima dei maltrattamenti o di comportamenti persecutori. Perderà il diritto anche chi non consente ai figli di completare il ciclo di istruzione obbligatoria.
PADRI SEPARATI. Una conquista di civiltà, infine, anche per le persone separate o divorziate, in genere uomini, che dopo aver lasciato casa alla ex si trovano in condizioni di forte disagio abitativo ed economico. Con la proposta di legge queste persone, anche se sono proprietarie di immobili assegnati all’altro coniuge, hanno diritto all’alloggio popolare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

