Caso Bussi, Gerardis a Campobasso per testimoniare

20 Maggio 2015

Inchiesta per rivelazione del segreto, l’avvocato dello Stato va in Procura a parlare delle presunte pressioni

PESCARA. La Procura di Campobasso acquisisce la prima testimonianza nell’inchiesta per rivelazione del segreto d’ufficio e convoca per oggi Cristina Gerardis (dirigente della Regione), l’avvocato dello Stato parte civile nel processo di Bussi. L’inchiesta senza indagati aperta a Campobasso, la procura competente a giudicare l’operato dei magistrati, è quella che farà luce sulla bufera che si è abbattuta nei giorni scorsi sulla sentenza del processo sulla discarica e innescata dagli articoli del Fatto quotidiano che hanno parlato di presunte pressioni sui giudici popolari da parte del presidente della Corte Camillo Romandini. Il fascicolo, inizialmente aperto a Chieti, è passato per competenza a Campobasso che si sta muovendo celermente e ascolterà come testimone Gerardis, l’avvocato che sempre al Fatto ha dichiarato che prima della sentenza qualcuno le avrebbe detto che il verdetto di assoluzione e di prescrizione per i 19 della Montedison era già scontato. Sarà così il legale, una delle parti civili più importanti nel processo per la discarica, la prima ad essere ascoltata a Campobasso che, probabilmente, poi acquisirà anche la versione del giudice Romandini. Nel frattempo, anche il Csm ha avviato un’indagine e il primo passo deciso dalla Prima commissione sarà quello di chiedere informazioni al procuratore generale dell’Aquila e insieme acquisire i verbali di udienza con le conclusioni del processo. Obiettivo di questa prima ricognizione è anche accertare se sia stata avviata un’indagine penale sul caso portato alla luce dal Fatto che la scorsa settimana ha pubblicato le testimonianze anonime di due giudici popolari che avrebbero raccontato al Fatto di non essere state «serene» e di aver subìto pressioni.

Relatori del fascicolo sono sia il togato di Unicost Rosario Spina sia la laica di Sel Paola Balducci, presidente della Prima commissione. Tra i consiglieri non mancano dubbi sulla stessa competenza del Csm a occuparsi del caso. Esplicito è il laico di Forza Italia Pierantonio Zanettin: «Se i fatti sono quelli denunciati, la competenza, più che della Prima Commissione, è penale e disciplinare».

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