Chiauci, la diga di Abruzzo e Molise

È costata 154 milioni di euro, da questa estate risolverà i problemi della siccità
CHIAUCI. Abruzzo e Molise hanno un motivo in più per essere più vicine: la diga di Chiauci, realizzata «a cavallo» del confine tracciato dal fiume Trigno, sotto il paese molisano di cui porta il nome. Dopo 26 anni la diga funziona. Dopo aver raccolto l'acqua del Trigno, da questa estate comincerà a restituirla per usi solo irrigui, più in là sarà anche per scopi industriali e, forse, energetici. È grazie ad essa se nel Vastese e a valle del Molise non si soffrirà più la siccità. Ci hanno messo 26 anni per realizzarla, ma a memoria non si ricorda l'inaugurazione di un'opera così mastodontica, almeno negli ultimi trent'anni, né in Abruzzo, né in Molise. Non lo è, a dire il vero, neanche per i costi: dal 1980 (anno del progetto dell'ingegnere Alfredo Passero) al 2014 (anno in cui dovrebbero essere ultimati i lavori di risanamento come la risistemazione delle cave in Molise) la somma complessiva che sarà stata sborsata raggiungerà i 154 milioni di euro, quasi 6 milioni all'anno se si calcola anche il periodo (otto anni) in cui il cantiere rimase fermo. Erano esauriti i fondi, si disse, la diga danneggia l'ambiente e stravolgerà il clima, fu aggiunto. Ma nel 2002 anche l'allora ministro Antonio Di Pietro, molisano della vicina Montenero di Bisaccia, dovette convenire che un'opera a metà, sia pure così «ingombrante» nel cuore di un'area di pregevole bellezza naturale ma anche così a rischio spopolamento, non aveva senso e riavviò la macchina dei soldi. Furono trovati altri 59 milioni di euro per poter completare lo sbarramento artificiale (e siamo a 124 milioni) e altri trenta dovrebbero arrivare dall'ultimo accordo da Cipe e Consorzio irriguo. Ieri c'è stata l'inaugurazione con l'avvio della prima fase d'invaso. In termini pratici vuol dire che la diga comincia a riempirsi con l'acqua del fiume Trigno che arriva dalla piana di Staffoli (a una ventina di chilometri da qui) in modo che a luglio possano iniziare a sgorgare a valle i primi dei 4,15 milioni di metri cubi di acqua che «salveranno» i campi agricoli di questa parte d'Italia, tra Abruzzo (riva sinistra del Trigno) e Molise (riva destra del Trigno), irrigandoli come se fossimo al Nord. Lo svuotamento sarà «controllato», quasi centellinato, per tutta l'estate. Poi, d'inverno, le paratìe torneranno a chiudersi quel tanto che basta da lasciare «vivo» il fiume Trigno e per dare modo alla diga di riempirsi di nuovo fino alla prossima estate, quando il periodo di ricarica sarà più lungo e quindi nell'estate 2012 si desume che sarà possibile scaricare più acqua. La portata del fiume Trigno, assicurano gli esperti dopo anni di ricerche, sarà garantità grazie alla piana di Staffoli sotto a Capracotta. È in quest'area, estesa come una dozzina di campi di calcio, uno dei posti più belli dell'Alto Molise, che l'acqua viene assorbita d'inverno alimentando il fiume che traccia il confine con l'Abruzzo. Prima dei lavori per la costruzione della diga, numerose erano le cascate e le forre, in particolare quella in località Foce che toccava i 60 metri. Adesso le cascate non ci sono più, c'è una vallata lunga circa 4 chilometri dove i camion hanno lasciato i segni del loro passaggio e nel fondo della quale il Trigno scorre placido per andare ad accumularsi sotto la parete della diga alta 78 metri. Al centro è stato costruito «l'imbuto» in cemento armato, alto quasi quanto la diga, nel quale viene fatta confluire l'acqua quando essa raggiunge la capacità massima di 14 milioni di metri cubi. Un impatto notevole, ma anche un simbolo dello sviluppo. Perché l'altro significato della diga di Chiauci è proprio questo: cercare di trovare un compromesso tra natura e sviluppo in una zona che si presta economicamente. Finora è stato sacrificato l'aspetto naturalistico; domani, ci si augura, che si parlerà dei benefici che dovrebbe produrre la diga anche per i piccoli comuni intorno (sarà realizzata un'area turistica con il lago artificiale di Pescolanciano). Con un'altra possibilità: sfruttare l'energia idroelettrica (capacità stimata di 69 milioni di Kw l'anno) con la realizzazione di tre nuove centrali a Chiauci, San Giovanni Lipioni e Lentella. Ma questa è un'altra pagina e soprattutto è in mano ai privati che vorranno investire 24 milioni. A patto che non occorrano altri 26 anni.
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