Chiodi, Gatti e Castiglione Chiesto il processo

PESCARA. «Fatta la premessa che mi vengono contestati 660 euro in 5 anni, non credo che sia stata già firmata la richiesta di rinvio a giudizio, anche se non metto in dubbio che verrà effettuata. Lo...
PESCARA. «Fatta la premessa che mi vengono contestati 660 euro in 5 anni, non credo che sia stata già firmata la richiesta di rinvio a giudizio, anche se non metto in dubbio che verrà effettuata. Lo dico perché mesi fa ho chiesto ai termini del 415 bis di essere ascoltato dai pm romani». L'ex presidente della giunta regionale abruzzese Gianni Chiodi (presidente emerito e consigliere regionale Fi) commenta così la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Roma in relazione all'inchiesta sulla Rimborsopoli abruzzese. «Aspetto una convocazione» insiste, «dopo che il procedimento in questi anni prima da Pescara è stato dirottato a Roma, poi è andato all'Aquila e da qui di nuovo a Roma. Nel frattempo sono cadute tante cose, tipo il biglietto aereo che io ho pagato, non la Regione. Insomma, non ci sono né mutande verdi né questioni personali in questa vicenda».
Il processo è stato chiesto oltre che per Chiodi, per l'ex vicepresidente della giunta, Alfredo Castiglione e per l'ex assessore Paolo Gatti (consigliere regionale Fi) accusati dalla Procura di Roma di peculato e truffa aggravata per l'utilizzo improprio della carta di credito regionale dal 2009 al 2011. La truffa aggravata è contestata relativamente al denaro che gli indagati chiedevano alla Regione dopo averli anticipati per cene e missioni a Roma con vitto e alloggio non autorizzato. I magistrati hanno individuato una sorta di “modus operandi” collaudato fatto di incontri per cene da migliaia di euro, per le quali venivano chiesti rimborsi per un solo commensale. In alcuni casi sulle schede di rendicontazione venivano effettuate le correzioni a mano.

