Clandestini, 873 mila euro per le cure

Regione solidale stanzia fondi per l’assistenza sanitaria agli immigrati fuorilegge. Ma chiede il conto al ministro Grillo
PESCARA . L’Abruzzo è una regione solidale. Ammonta a 873mila euro, infatti, la spesa che la Regione ha anticipato per curare stranieri senza permesso di soggiorno nel periodo compreso tra il 2011 e il 2016. Una somma della quale, in base a quanto stabilito dalla legge 96 del 2017, ora la Regione chiede conto al Ministero della Salute diretto dalla cinque stelle Giulia Grillo, che deve farsi carico delle spese per prestazioni sanitarie «urgenti e comunque essenziali» che sono state erogate nei confronti di persone prive dei documenti di soggiorno, negli anni antecedenti il 2017.
LA NOTA. Risale al 19 aprile di quest’anno la nota attraverso la quale il Ministero della Salute (all’epoca retto da Beatrice Lorenzin),ha chiesto alla Regione di quantificare le spese sostenute, distinguendole per anni. La giunta, nel corso della seduta dello scorso 4 giugno, ha approvato la delibera (assenti Giovanni Lolli, Silvio Paolucci e Marinella Sclocco), non prima di aver provveduto alla ripartizione delle somme impegnate e spese.
QUANDO. L’anno durante il quale la spesa è stata più sostenuta è il 2015, con 317.224 euro. Nel 2016 è calata a 189.215 euro, mentre nel 2011 era stata pari a 141.265 euro; nel 2014, invece, si era attestata a quota 130.606 euro. Nel 2012 e 2013, erano stati spesi rispettivamente 62.494 e 33.023 euro.
DOVE. La provincia nella quale l’afflusso degli stranieri irregolari è stato più sostenuto è quella di Pescara, che da sola, nel periodo di riferimento (2011-2016), ha erogato prestazioni per 501.998 euro. Un dato che certamente risente della maggiore presenza di stranieri provenienti da Paesi extra Ue nel capoluogo adriatico e nel suo hinterland. A seguire, c’è la provincia dell’Aquila, con 260.823 euro. Chiudono Chieti, con 62.818 euro e Teramo (48.190 euro).
IL CARCERE. Nel provvedimento trasmesso dal servizio “Programmazione economico-finanziaria” sono comprese anche le prestazioni di medicina convenzionata erogate all’interno degli istituti di pena della regione, a favore di detenuti stranieri.
QUALI CURE. Di norma, chi non possiede il permesso di soggiorno, non può essere iscritto al servizio sanitario nazionale. Tuttavia, in base a quanto prevede l’articolo 35 del decreto legislativo 286 del 1998, anche a coloro che non sono in regola con le norme relative all’ingresso «sono assicurate, nei presidi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia o infortunio, e sono estesi i programmi di medicina preventiva e salvaguardia della salute individuale e collettiva». Sono garantite, in particolare, le prestazioni legate a gravidanza e maternità, quelle a tutela dei minori (in base alla Convenzione sui Diritti del fanciullo), le vaccinazioni (anche in ambito di campagne collettive) , la cura e la prevenzione di di malattie infettive, compresa la ricerca e la rimozione dei focolai, la cura e la riabilitazione dei tossicodipendenti.

