Colosso cinese compra la LFoundry
La fabbrica di Avezzano alla Smic, gruppo dai numeri record: produrrà sensori per l’auto. Pagati 49 milioni per il 70%
AVEZZANO. «Rafforziamo la cooperazione tra Cina ed Europa, contribuendo al reciproco successo». A borse chiuse Tzu-Yin Chiu, Ceo di Smic (Semiconductor manufacturing international corporation), ufficializza l’acquisizione della maggioranza delle quote (70%) di LFoundry. Il colosso cinese dei semiconduttori sbarca ad Avezzano, nella fabbrica più grande della provincia dell’Aquila con i suoi 1.499 dipendenti, e conclude con successo la trattativa avviata lo scorso aprile.
Un’operazione da 49 milioni di euro che segna una svolta anche nell’economia abruzzese, visto che l’export della regione viene trascinato soprattutto dalle multinazionali e in particolare da quelle del settore automobilistico. E la produzione di LFoundry riguarda principalmente questo settore, con applicazioni come sensori di immagine Cmos, smart power, touch display driver IC’s e memorie integrate.
«È l’inizio di una nuova era per LFoundry e per lo stabilimento in Italia», affermano Sergio Galbiati, presidente di LFoundry, e Günther Ernst, Ceo del gruppo tedesco, «siamo felici di essere entrati a far parte di una realtà riconosciuta in tutto il mondo, come Smic. Insieme possiamo rafforzare il valore di LFoundry per quel che riguarda la tecnologia relativa ai sensori ottici e allo stesso tempo contribuire maggiormente alla crescita dello sviluppo tecnologico in Europa, grazie alle partnership che abbiamo instaurato con importanti players. In tal senso, l’accordo con Smic ci permetterà di guadagnare maggiore competitività in Europa».
E i numeri di Smic sono impressionanti: i cinesi hanno registrato un utile per il 16esimo trimestre consecutivo, con un fatturato di 634,3 milioni di dollari e un incremento di oltre il 24% anno su anno. Nel 2015, Smic ha registrato un fatturato annuo di 2,24 miliardi di dollari. Smic ha sede a Shanghai e in Cina ha altri stabilimenti a Pechino, Tianjin e Shenzhen. Più di 10mila dipendenti. Inoltre, dispone di uffici di marketing e servizio clienti negli Stati Uniti, in Europa, in Giappone, a Taiwan e ha una rappresentanza a Hong Kong. Quote di Smic appartengono anche al governo della Repubblica popolare cinese. L’azienda ha un portafoglio tecnologico diversificato, includendo applicazioni come power management IC’s, radiofrequenza, sensori di immagine, memorie integrate e Mems principalmente utilizzate nei mercati della comunicazione e dell’elettronica di consumo. Di recente ha stretto un accordo commerciale con Qualcomm, altro colosso della telecomunicazioni negli Usa.
Questa acquisizione viene salutata con soddisfazione nella Marsica. Nelle stanze dei bottoni dell’ormai ex LFoundry già si parla di un aumento della produzione settimanale e di una possibile fine della cassa integrazione a rotazione a partire da agosto. Nell’immediato non dovrebbero esserci cambiamenti del management aziendale: Galbiati e Riccardo Martorelli resterebbero al loro posto (LFoundry manterrà per ora il 30% delle quote). Sarà interessante valutare il rapporto fra il sindacato italiano e i nuovi proprietari cinesi.
Nel febbraio 2013 la Micron (a sua volta aveva preso la Texas Instruments nel 1998) aveva venduto ai tedeschi di LFoundry. Un nuovo futuro è tracciato. Ma con uno sguardo al passato. È curioso sapere che tra i fondatori della Smic c’è Marco Mora, ex dipendente della Texas Instruments, anni fa partito da Avezzano per sbarcare in Cina.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

