Colosso dimenticato, blitz della Finanza

30 Agosto 2019

La Corte dei Conti invia le Fiamme gialle nel Parco scientifico tecnologico di Chieti: uno spreco da 20 miliardi di vecchie lire

CHIETI. Grandi incompiute d’Abruzzo: entra in azione il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Chieti. Nel mirino degli investigatori, delegati dalla Corte dei Conti, è finito per la seconda volta il Parco scientifico tecnologico di Chieti. Un colosso dimenticato, uno spreco scandaloso. Il blitz della Finanza nella sede di località Selvaiezzi, a Chieti Scalo, è di pochi giorni fa. La notizia dell’inchiesta della magistratura contabile entrata nel vivo, dopo un esposto della Regione che in tutti i modi sta cercando di autotutelarsi, trapela due giorni dopo il servizio giornalistico del Centro sulle grandi opere mai aperte in Abruzzo e finite in un dossier del Ministero delle Infrastrutture. Un elenco di sprechi che però ha ignorato il più grande: il Parco che compie 30 anni, 100mila metri quadrati di terreno (davvero spropositati) su cui sorgono due immobili di 6mila metri quadrati, costati 20 miliardi di vecchie lire.
Una grande scommessa lanciata dal Consorzio industriale Val Pescara, dalle Università di Chieti-Pescara e L’Aquila, dal Mario Negri Sud e da società molto note. Ma la grande scommessa non è mai partita e ora, sul colosso abbandonato, indagano la procura di Chieti e la Corte dei conti dell’Aquila che già un anno fa ha avvisato la Regione affinché si desse da fare per tornare in possesso degli immobili dimenticati.
La storia della grande incompiuta parte nel 1989 quando la società Proger presenta il progetto finanziato con fondi comunitari attraverso il ministero delle Finanze. La mega struttura viene costruita dalla società Di Vincenzo. Di immobili come questo ne esiste uno gemello ad Avellino, che ha avuto la stessa sorte. Nel 1993 il Consorzio Abruzzo innovazione insieme al Consorzio Abruzzo qualità costituiscono ufficialmente il Parco scientifico e tecnologico d’Abruzzo. Siamo a maggio: due mesi dopo la Regione aderisce al Consorzio concretizzando la natura pubblica dell’operazione.
Passano altri sei anni e, nel 1999, altri due consorzi composti da oltre trenta società tecnologiche, entrano nell’operazione. E nel 2003, entrano nel Parco scientifico e tecnologico anche i Consorzi industriali di Teramo e dell’Aquila. Ma non decolla nulla, anzi, nel 2007 la Regione esce e, subito dopo, vanno via anche i consorzi industriali di Teramo e dell’Aquila, mentre il Parco scientifico e tecnologico si trasforma in Spa costituita dal top dell’imprenditoria abruzzese. L’operazione diventa così prettamente privata.
La Spa diventa poi una Srl. Nel 2009, l’enorme struttura viene scelta come sede di Cadra, società costata 6 milioni di euro che avrebbe dovuto dematerializzare milioni di documenti degli enti locali abruzzesi per trasferirli su internet, ma il progetto fallisce.
Due anni fa, su input del collegio dei liquidatori del Consorzio industriale Chieti-Pescara, la Regione intima ai responsabili societari del parco di restituire gli immobili «versando le somme dovute a titolo di indennità di occupazione». Ma la diffida rimane senza risposta. E la storia dell’incompiuta sfocia, il 23 luglio del 2018, in un sopralluogo dei carabinieri e la Guardia di Finanza. Mentre la Regione, allora governata da Luciano D’Alfonso, punta ad autotutelarsi chiedendo all’Avvocatura di procedere non solo con un’azione giudiziaria che permetta all’ente di tornare in possesso di un colosso dimenticato, e ottenere il pagamento di un milione di euro come indennità d’occupazione. Ma anche di subentrare nel contratto d’affitto di un immobile presente all’interno del parco concesso in locazione ad un’azienda privata. A maggio scorso scatta un primo pignoramento. E nel prossimo mese di novembre, invece, ci sarà una udienza in tribunale dell’Aquila per la restituzione dell’immobile. Ma nel frattempo la Guardia di Finanza è entrata in azione.
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