«Con Internet si va verso un’economia più equa»

7 Settembre 2014

TRENTO. Il cambiamento è già qui, ma non vogliamo accorgercene. Eppure offrirebbe i posti di lavoro che tanto mancano. E salverebbe anche la Terra. Perché si userebbero meno materie prime e la...

TRENTO. Il cambiamento è già qui, ma non vogliamo accorgercene. Eppure offrirebbe i posti di lavoro che tanto mancano. E salverebbe anche la Terra. Perché si userebbero meno materie prime e la produzione di energia si potrebbe fare in ogni casa. È tutto nell'Internet delle cose. Nella stampa 3D, ad esempio, che con i suoi costi ridotti può guidarci nell'era collaborativa, uscendo da quella capitalistica. Così da costruire un “mondo neogandhiano”, con «produzione di massa nelle case della gente». Per farlo servono nuove infrastrutture, che creerebbero, nel costruirle, moltissimi posti di lavoro. Sono i concetti messi in campo a Trento da Jeremy Rifkin, economista e saggista americano. Rifkin ha presentato il suo ultimo libro “La società a costo marginale zero: l'Internet delle cose, l'ascesa del Commons collaborativo e l'eclissi del capitalismo”, edito Mondadori. A presentare l'economista a Trento è stato il ricercatore dell’università di Chieti Marco Santarelli, esperto in fisica sociale e analisi delle reti, associato di ricerca per enti internazionali e direttore di Network, istituto di sviluppo trentino. «Come prima cosa», ha detto Santarelli, «questo libro ci pone di fronte a una realtà che non possiamo più ignorare: la rivoluzione - necessaria - della nostra società, caratterizzata da un utilizzo massiccio di fonti fossili e fortemente inquinanti per il nostro pianeta, può e deve avvenire con la produzione e il consumo dell'energia attraverso uno studio approfondito delle cose che circondano (sole, vento, calore della Terra...) e che vengono fatte interagire, intrecciate, a formare una rete, come quella di Internet».