Consumi in picchiata E negozi e iper licenziano

28 Novembre 2014

Si moltiplicano i casi di mobilità e cassa integrazione in Abruzzo Ma c’è anche chi, spinto dalla crisi, cerca nuove strategie per conquistare i clienti

PESCARA. Non sono bastati gli 80 euro di Renzi. E neanche la limatura alle tasse regionali in campagna elettorale. Restano senza ascolto gli appelli alla fiducia del ministero dell’Economia. Così i consumatori abruzzesi hanno tenuto la borsa stretta (almeno chi ce l’ha ancora). E la ripresa dei consumi, alfa e omega di ogni fine crisi, è rimasta al palo. Dobbiamo leggere così le notizie che arrivano a scadenza giornaliera sulle difficoltà in cui versa il commercio: chiudono i piccoli negozi, chiudono alcuni marchi storici (Pulini e Frette a Pescara), annunciano esuberi le grandi catene commerciali, esauste dopo la ventitreesima settimana consecutiva di calo di fatturato. Campanello d’allarme per la tenuta dell’occupazione in una regione dove la Gdo è particolarmente sovradimensionata con 11 iper, 7 superstore, 226 ipermercati e 109 discount (che concorrenza, si direbbe. E che vantaggi per i consumatori. Eppure non è così. I prezzi sono più ingessati rispetto ad altre aree del Paese, dice una ricerca di Altroconsumo: Chieti la provincia con i prezzi più concorrenziali, L’Aquila quella peggiore).

E se qualche anno fa già s’avvertiva in questo periodo l’eccitazione dello shopping natalizio, oggi pare tutto sospeso, tanto è vero che le ristrutturazioni avvengono anche in questo periodo, quando invece si dovrebbe invece assumere.

L’ultima grande catena commerciale a dichiarare lo stato di crisi è l’Iper Pescara Nord di Città Sant’Angelo che ha annunciato 55 esuberi su circa 250 dipendenti (una replica di quanto accadde tre anni fa quando vennero dichiarati 48 esuberi e venti addetti accettarono di lasciare il posto).

Prima della Iper c’è stata la Brico, sempre a Città Sant’Angelo, che ha annunciato 12 licenziamenti su un totale di 32 addetti. Scioperano invece i lavoratori di Mondo Convenienza contro, denuncia il sindacato, i turni straordinari pagati con il recupero delle ore e non col salario. Sempre nel Pescarese dichiara esuberi anche un marchio storico come Barbuscia Auto, che annuncia il licenziamento di 32 dipendenti su 48 dopo un crollo del fatturato del 60% in cinque anni (la situazione prima della trattativa sindacale appariva talmente compromessa che l’accordo ha soddisfatto tutti).

Nel frattempo è sopravvenuta la deflazione e prima di tutte se n’è accorta proprio la Grande distribuzione che sul ribasso dei prezzi e sulle offerte ha impostato molta della sua politica commerciale. Col risultato di mantenere i volumi di vendita senza però creare valore e dunque sviluppo.

In questo scenario si fanno strada strategie alternative. Come quella di specializzare i punti vendita orientandosi verso specifici target di consumatori. È quanto per esempio sta facendo Conad a Vasto e al Megalò di Chieti Scalo dopo il divorzio dal marchio E-Leclerc. Al centro della strategia, ha spiegato Claudio Troiani, direttore marketing e rete vendita di Conad Adriatico, «la necessità di adeguare le nostre strutture degli ipermercati, format ormai in difficoltà in tutto il territorio italiano per la mancanza di una vera identità, e non più rispondente alle esigenze dei clienti, a prescindere dalla crisi che sta toccando tutti i canali di vendita della moderna distribuzione e le grandi superfici in modo particolare». Ecco dunque spiegata la scelta di puntare sul prodotto fresco e freschissimo di qualità con una vasta scelta di disposizione dei clienti. Perché, va bene che c’è crisi, ma a tavola possiamo anche dimenticarla.

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