Conti in rosso della sanità, scatta la protesta negli ospedali: personale in stato di agitazione

28 Gennaio 2026

Medici, infermieri e oss contestano la cancellazione del salario accessorio per coprire il deficit sanitario. Uil e Cgil: «Noi costretti ad azioni di lotta sindacale e gli utenti pagano le decisioni imposte dall’alto»

PESCARA. «Saremo costretti ad azioni di lotta sindacale per risolvere un problema che incide fortemente non soltanto su chi opera nel comparto sanità ma anche sugli utenti che continuano a pagare, spesso con la riduzione e il mal funzionamento dei servizi, le decisioni imposte dall’alto». La Uil Fpl Abruzzo e Fp Cgil Abruzzo Molise annunciano lo stato di agitazione regionale di medici, infermieri, operatori socio sanitari e tecnici. È la risposta del personale degli ospedali abruzzesi al taglio da 25 milioni di euro assestato dalla Regione Abruzzo per ripianare il buco della sanità: per livellare il deficit – 92 milioni nel 2024 e 98 milioni secondo l’ultima proiezione del 2025 –, è scattato lo stop al salario accessorio per il personale sanitario, cioè una somma concessa una tantum tra 700 e mille euro a copertura di turni, reperibilità e obiettivi: niente indennità extra per il 2024 e anche per il 2025, forse se ne riparlerà nel 2026 ma non c’è certezza. Anche perché la sanità abruzzese è sotto l’esame del governo Meloni: sabato scade il termine per presentare a Roma il programma operativo 2026-2028.

«Il taglio delle somme previste dal decreto Calabria che ha, di fatto, ridotto a misera cosa il salario accessorio, non è accettabile», denunciano il segretario generale Uil Fpl Abruzzo Antonio Ginnetti e il segretario generale Fp Cgil Abruzzo Molise Luca Fusari, «convocheremo a livello territoriale le assemblee del personale per avere mandato della proclamazione dello stato di agitazione regionale». Lo stato di agitazione scatterà a Pescara, Chieti, Teramo e L’Aquila e, a mediare, dovranno intervenire i prefetti. «La riduzione di circa 25 milioni di euro che avrebbero dovuto compensare specifiche condizioni di lavoro, incrementare l’impegno del personale in reparti particolari e raggiungere obiettivi, definiti da accordi collettivi nazionali e integrativi aziendali, si inserisce», spiegano i sindacalisti, «nel contesto regionale già segnato da carenze di organico e turni estenuanti. Abbiamo incontrato più volte l’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì che a dicembre scorso ci aveva assicurato di verificare le risorse relative al 2026, considerando non recuperabili quelle del 2024 e 2025. Al momento», dicono Ginnetti e Fusari, «non abbiamo aggiornamenti su tale verifica e nessuna comunicazione rispetto all’incontro che l’ente regionale ci aveva assicurato per gennaio 2026. Saremo costretti ad azioni di lotta sindacale: chi opera nella sanità chiede solo quanto è giusto riconoscergli. I fondi accessori risultano fondamentali per compensare condizioni di lavoro gravose, raggiungere gli obiettivi sanitari e garantire il benessere psico-fisico del personale e la qualità dell’assistenza».

Giuseppe Trusso della segreteria regionale Uil Fpl e Maria Piccone, segretaria regionale Fp Cgil medici, spiegano che «il sistema sanitario regionale non è più attrattivo per la dirigenza medica e i lavoratori del comparto e a farne le spese sono soprattutto le aree interne dove c’è già una forte carenza di organico e servizi. Se non rendiamo attrattive le strutture che operano in queste aree per i professionisti, soprattutto dal punto di vista salariale, avremo sempre più discrepanze tra le diverse zone dell’Abruzzo e a farne le spese, ribadiamo ancora una volta, sono i cittadini».

E il caso del salario accessorio cancellato arriva in consiglio regionale: «Abbiamo depositato un’interpellanza per chiedere delucidazioni all’assessore Verì, sollecitandola a ripristinare il confronto con le rappresentanze sindacali per individuare soluzioni condivise che portino, per il 2026 al ripristino del salario accessorio», dice il consigliere Pd Antonio Blasioli, «il taglio del 2025 non costituisce una novità. Anche nel 2024 i dipendenti Asl si sono visti negare questa indennità extra erogata in base a orari di lavoro e mansioni specifiche. E pensare che nel 2019, il decreto Calabria aveva stanziato fondi straordinari per erogare questo salario accessorio e meglio retribuire turni e reperibilità. Peccato che i lavoratori abruzzesi non ne possano beneficiare e il motivo», spiega Blasioli, «è molto semplice: la Regione ha deciso di destinare queste risorse al risanamento del disavanzo sanitario, di cui però i dipendenti non hanno alcuna responsabilità. Anche perché le dichiarazioni pubbliche del presidente Marsilio e dell’assessore Verì, secondo cui il disavanzo sarebbe imputabile anche agli adeguamenti contrattuali del personale, non trovano alcun riscontro oggettivo, in quanto la spesa per il personale sanitario è perfettamente in linea con i vincoli di contenimento imposti dalla normativa nazionale». Secondo il consigliere Pd, «il taglio del salario accessorio contrasta vistosamente con il rispetto dei contratti collettivi e si tramuta nella privazione ingiustificata di una somma che varia dai 700 ai mille euro, a fronte di una busta paga già ridimensionata dall’aumento delle aliquote Irpef, e a fronte, più generalmente, di un contesto di lavoro sempre più sconfortante, tra turni estenuanti a fronte della carenza di personale e condizioni operative difficili. Insomma, un vero e proprio invito ad abbandonare la professione, o a recarsi in altre Regioni o persino all’estero. Il disavanzo sanitario», chiude Blasioli, «non può ricadere su chi quotidianamente si fa in quattro per tutelare il diritto alla salute dei pazienti».