Cottarelli: mi preoccupa l’Italia vulnerabile

6 Ottobre 2018

L’economista parla a Pescara del nuovo Def e definisce troppo generoso il reddito di cittadinanza

PESCARA. «Rimaniamo vulnerabili a un peggioramento delle condizioni economiche mondiali che potrebbero mandare per esempio l'economia italiana anche in una piccola recessione. Sarebbe molto pericoloso per l'Italia, perché il rapporto tra debito pubblico e Pil, che già scende poco, comincerebbe a crescere». A lanciare l'allarme è l'economista Carlo Cottarelli, direttore dell'Osservatorio sui conti pubblici, a margine di un convegno che si è svolto ieri a Pescara, definendosi «piuttosto preoccupato», anche se «non nell'immediato». Cottarelli, che a maggio scorso fu premier incaricato e poi rinunciò a causa del mancato accordo tra i partiti, ricorda che in questi giorni si assiste ad un aumento dello spread e che «al momento sembra che la situazione si sia calmata». L'economista ipotizza che il valore «rimanga alto, ma che non ci sia un'esplosione tipo quella del 2011 o 2012». Il ragionamento, però, è più ampio: «Senza un evento esterno negativo per l'Italia», dice, «noi possiamo andare avanti ancora un po' di tempo. La “casa Italia”, però, è fragile: non stiamo facendo molto per irrobustirla, bisognerebbe fare di più soprattutto per quanto riguarda i conti pubblici».
«C'è la necessità di stimolare la crescita», osserva Cottarelli, «ma lo farei in un altro modo: taglio della burocrazia, giustizia civile più veloce. Se c'è da ridurre le tasse cerchiamo di farlo, ma risparmiando sulla spesa. Guadagniamo competitività rispetto all'estero, riusciamo a crescere perché le esportazioni crescono. Secondo me quella è l'unica strategia di crescita che funziona bene per l'Italia». Inevitabile il riferimento alla manovra, un provvedimento che «aumenta il deficit nel prossimo anno e poi lo mantiene in leggera discesa in termini nominali, in rapporto al Pil, mentre in termini strutturali, cioè aggiustato per il ciclo economico, il deficit rimane fermo». «Questo», osserva, «per le regole europee è un problema perché secondo le regole noi dovremmo ridurre il deficit un po' più di mezzo punto percentuale all'anno. Vedremo come reagirà l'Unione».
L'economista, poi, dice di nutrire qualche perplessità sull'ipotesi del reddito di cittadinanza, così come è stata strutturata. «In tutti i Paesi europei c'è un reddito minimo garantito, non è una cosa rivoluzionaria», dice, «quello che è un po' elevato è il livello: il rapporto tra il reddito di cittadinanza come viene promesso attualmente, 780 euro, è il reddito pro capite del Paese sarebbe il più alto in Europa. Vuol dire che è più generoso di quanto si fa all'estero e quanto più qualcosa è generosa, quanto meno c'è un incentivo a lavorare». Non manca una riflessione su come l'Italia sia più schiava del debito che dell'Europa. «Noi siamo schiavi del debito, su questo non c'è dubbio. Il fatto che ogni mese dobbiamo vendere 35 miliardi di titoli di Stato sul mercato», afferma Cottarelli, «ci rende schiavi del debito. Sull'essere schiavi dell'Europa noi dobbiamo imparare a difendere meglio i nostri diritti in Europa senza andare lì a sbattere i pugni sul tavolo, perché non serve. Dobbiamo essere più efficienti e, se vogliamo essere ascoltati, dobbiamo muoverci per tempo, come fanno i francesi e i tedeschi».
E per quanto riguarda il debito pubblico infine afferma: «Sono anni che dico che bisogna ridurlo», ricorda. «Se lo facciamo gradualmente riusciamo farlo senza causare macelleria sociale e senza fare austerità», conclude Cottarelli.