Crisi dell’editoria, le consigliere Scoccia e Manetti: «Giornali, servizi e meno tasse: la nostra legge salverà le edicole»

Parlano le firmatarie della proposta insieme a D’Incecco. Definite le tappe dell’iter: proposte entro il 3 marzo, tra un mese il passaggio in consiglio regionale
PESCARA. Qualcosa comincia a muoversi. Il progetto di legge per salvare le edicole è approdato all’esame della terza commissione regionale, presieduta dal consigliere regionale Nicola Campitelli. Sono state definite le tappe dell’iter legislativo: il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato a martedì 24 febbraio (ore 12), mentre i sub-emendamenti potranno essere depositati entro il 3 marzo prossimo (stesso orario). Ma prima si procederà a una audizione del Sindacato nazionale autonomo giornalai (Snag). Entro un mese la legge dovrebbe arrivare in consiglio per l’approvazione. A spiegare la bontà dell’iniziativa ci pensano la vicepresidente del Consiglio regionale Marianna Scoccia (Noi Moderati) e la consigliera regionale Carla Mannetti (Lega), firmatarie, insieme al consigliere Vincenzo D’Incecco (Lega), del progetto di legge.
Con il passaggio in commissione siamo o no al primo, vero banco di prova: cosa prevede il progetto?
«Questa proposta di legge nasce da un lavoro condiviso che abbiamo portato avanti insieme, anche con Vincenzo D’Incecco, partendo da una convinzione chiara: le edicole non sono semplicemente attività commerciali, ma veri presidi culturali, informativi e sociali, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli centri».
Parole belle, già ascoltate, ma nella realtà le edicole continuano a morire nell’indifferenza di molti. Riuscirà questo progetto a invertire la tendenza?
«Ci crediamo, per mille ragioni».
Cosa prevede la legge?
«Il sostegno all’apertura di nuove edicole nei territori più fragili. Per esempio...»
E?
«Incentivi alla modernizzazione e all’innovazione. Oppure l’integrazione di servizi di prossimità. Iniziative per promuovere la lettura e l’accesso all’informazione. L’obiettivo è cambiare approccio».
Cioè?
«Non accompagnare una crisi, ma rilanciare un presidio fondamentale per la vita delle comunità».
Eppure già la scorsa estate si era parlato di questa proposta di legge. Perché questi ritardi?
«La discussione non era stata subito calendarizzata. C’era la priorità del bilancio».
Gli edicolanti chiedono subito tasse più basse: come risponde la Regione?
«Comprendiamo bene questa richiesta, perché il peso dei costi fissi oggi incide fortemente sulla sostenibilità delle edicole. È vero che Tari e occupazione di suolo pubblico sono tributi comunali, ma proprio per questo, abbiamo presentato un emendamento alla legge che consente ai Comuni di prevedere riduzioni o esenzioni del canone di occupazione del suolo pubblico per le edicole. È uno strumento concreto per sostenere questi presidi, soprattutto nei piccoli centri e nelle aree interne, affiancato al Fondo regionale e alle altre misure di rilancio. L’invito ai Comuni è chiaro. I sindaci facciano la loro parte».
Incentivi per trasformarle in servizi di prossimità?
«Sì, è uno dei punti qualificanti della proposta. L’idea è accompagnare le edicole verso una funzione più ampia».
Potete spiegare?
«Un’idea è quella dei punti informativi territoriali e turistici. Oppure servizi utili ai cittadini. O, ancora, spazi di comunità. E, perché no, servizi hub per consegne locali. Questo rafforza sia la sostenibilità economica sia il ruolo sociale delle edicole».
Ma serviranno soldi. A quanto ammonta il Fondo regionale?
«Per il primo anno è previsto uno stanziamento di 50mila euro».
Pochini...
«Si tratta di una dotazione iniziale che serve ad avviare il percorso. L’impegno politico è in sede di variazione di bilancio e prevederemo sicuramente un fondo più cospicuo, perché crediamo che il sostegno alle edicole debba diventare strutturale».
Perché solo ora? Negli anni passati non si poteva intervenire?
«La crisi delle edicole è nota da tempo, certo. Ma finora non c’era stato un intervento organico e strutturale. Con questa proposta abbiamo deciso di affrontare il tema in modo concreto: riconoscendo il valore sociale e territoriale delle edicole, prevedendo risorse dedicate, introducendo strumenti come l’emendamento sulle agevolazioni fiscali. Meglio intervenire con una norma solida oggi che continuare con interventi frammentari».
Firenze punta sulle “vere” edicole riducendo del 70% la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. L’Abruzzo potrebbe seguire la strada?
«Da noi parliamo di edicole polifunzionali. Un modello calibrato sulla realtà abruzzese, fatta soprattutto di borghi e aree interne. Per i tributi, come già detto, i Comuni potrebbero prevedere riduzioni o esenzioni del canone. La trasformazione delle edicole in presidi polifunzionali è già prevista nella nostra proposta ed è una scelta strategica per mantenere vivi i territori».
Avete parlato di servizi? E la vendita di quotidiani e riviste?
«Deve restare centrale, ovvio. Su quest’aspetto non ci piove. Poi arriveranno i servizi, concreti: informazione turistica e culturale, servizi pubblici di prossimità, consegne e logistica leggera, iniziative culturali e promozione della lettura».
Tempo fa il consigliere Luciano D’Amico propose di utilizzare gli autobus della Tua per distribuire giornali nei paesi senza edicole. Anche il presidente della società di trasporto, Gabriele De Angelis, si disse favorevole. Che cosa ne pensate?
«È uno spunto interessante, ma va valutato con cautela. Il rischio è creare soluzioni temporanee che non rafforzano davvero la rete delle edicole. La priorità resta sostenere i punti vendita esistenti e favorirne di nuovi, soprattutto nei territori più fragili. Se poi, in contesti particolarmente isolati, possono esserci integrazioni utili, si potranno valutare con attenzione».
Gli edicolanti lamentano ricavi bassissimi e quindi invocano provvedimenti rapidi. O le chiusure continueranno...
«Il rischio esiste ed è proprio il motivo per cui abbiamo deciso di intervenire. La proposta punta su un fondo dedicato, incentivi alla diversificazione dei servizi, strumenti fiscali indiretti come l’emendamento sulle agevolazioni, una strategia complessiva di rilancio. Le edicole – e questo è il cuore della proposta di legge – devono tornare sostenibili economicamente, altrimenti perdiamo un presidio fondamentale per le comunità».
Avete letto delle stangate arrivate di recente per l’occupazione del suolo pubblico?
«Ribadiamo, la riduzione delle imposte non è una competenza diretta della Regione, ma dei Comuni. Con l’emendamento che abbiamo presentato abbiamo però creato le condizioni affinché i sindaci possano prevedere riduzioni o esenzioni per le edicole, riconoscendone il valore sociale e territoriale. È un lavoro che richiede collaborazione istituzionale, ma la direzione è quella di alleggerire il peso fiscale su un settore in difficoltà».
Una sfida?
«Da vincere. La sfida è accompagnare le edicole in un percorso di rilancio che le trasformi sempre più in hub di servizi per i cittadini, rafforzandone la funzione sociale e il ruolo nelle comunità. Il clima di collaborazione registrato in Commissione è un segnale positivo: su questo tema serve unità, al di là delle appartenenze politiche, per garantire risposte rapide ed efficaci a un settore che rappresenta una sentinella fondamentale della vita democratica dei nostri territori».
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