Dai laboratori di Ortona le microalghe per la terra

La start up Micoperi Blue Growth proiettata nella ricerca dei principi attivi applicabili al vino super biologico, all’alimentazione e in medicina
ORTONA. Come si fa a rendere un vino biologico che più biologico non si può? Come si fa a creare una salsa che, in un cucchiaio, ha un valore proteico quanto quello di una costata di maiale? La grande idea è stata quella di estrapolare dalle microalghe principi attivi per curare le piante e quindi ottenere, ad esempio, vino biologico. Poi la sperimentazione ha fatto il resto e le strade si sono aperte anche ad altre applicazioni ecosostenibili, in particolare nell’alimentazione e nella medicina. E così, a meno di un anno dalla sua nascita, la Micoperi Blue Growht (Mbg) già vola alto nel panorama internazionale agroalimentare e agrofarmaceutico.
Cuore pulsante della neo start-up è Ortona, dove nei laboratori delle ex sede Eni lavora un team di dieci giovani ricercatori neoassunti, per lo più biologi, con competenze maturate in Italia e all'estero guidati dall'eclettico Guido Emiliani, agronomo romagnolo specializzato in Fitoiatria.
Mbg fa capo a Micoperi, società leader nei servizi all'industria offshore e nei lavori marittimi e subacquei, alla ribalta in questi anni per aver contribuito al recupero della nave Costa Concordia.
A Ortona i ricercatori lavoranp in un vero e proprio campus stile americano, con laboratori, aule, cucina in comune, sala congressi, campi da tennis ed hangar. Qui si fa la produzione sostenibile di biomassa da coltura di microalga. In pratica le microalghe vengono coltivate a livello industriale in ambiente controllato in modo da garantirne la tracciabilità assoluta e la purezza, e fornire applicazione per il mercato farmaceutico.
«La difesa chimica si è evoluta notevolmente negli ultimi venti anni, sotto la spinta di un'opinione pubblica che richiede maggior salvaguardia della propria salute e dell'ambiente», fa da prologo Guido Emiliani, 54 anni, di Lugo di Ravenna, cervello e appassionato sostenitore del progetto: «Questo ha portato, da un lato, all'eliminazione dei prodotti maggiormente tossici, dall'altro all'esigenza di gestire l'impiego delle nuove molecole con maggior precisione e puntualità. Ormai diversi studi hanno dimostrato che gli olisaccaridi aumentano la resistenza delle piante ai patogeni, cioè agli agenti biologici responsabili dell'insorgenza della condizione di malattia nell'organismo ospite, e che mimare l'attacco di questi patogeni con elicitori, cioè sostanze che inducono nella pianta una risposta difensiva, può essere utile nello sviluppo di strategie alternative per la protezione di diverse colture agricole. Le macroalghe e i loro estratti», continua Emiliani, «hanno già una lunga storia alle spalle e vengono impiegati in agricoltura per aumentare le produttività delle coltivazioni. Ma la loro raccolta selvaggia in mare ha un notevole impatto ambientale, con conseguente depauperamento dell'ambiente marino. Invece le microalghe costituiscono una risorsa potenzialmente unica in quanto contengono polisaccaridi e possono essere coltivate in ambienti controllati, a basso costo, e soprattutto ad impatto ambientale zero».
Laureato in Scienze agrarie a Bologna, Guido Emiliani è rimasto per una decina d'anni come ricercatore presso il Centro di Fitofarmacia dell'Università, poi con un gruppo di amici ha messo su i primi Centri di saggio della Romagna, strutture di servizio per la registrazione di nuove molecole antiparassitarie nate dall'esigenza di disciplinare la messa in commercio di prodotti fitosanitari, sempre più caratterizzati da un ridotto impatto sulla salute umana e sull'ambiente.
Con una Direttiva (la 414/91, che a livello italiano è stata recepita dal ministero delle Risorse agricole, attraverso il decreto legislativo n° 194 del 17 marzo 1995) la Comunità Europea ha stabilito che le prove sperimentali di campo, miranti alla determinazione dei residui dei prodotti fitosanitari sulle colture e quelle finalizzate a valutarne gli effetti biologici, possono essere effettuate solo da organismi ufficialmente riconosciuti, definiti, appunto, "Centri di saggio". «Da lì poi il passo fu breve», racconta Emiliani, «e nel '98, in collaborazione con il Centro di ricerca dell'Unibo legato a Scienze ambientali e diretto dalla professoressa Rossella Pistocchi, nacque l'idea di trovare negli estratti vegetali il modo per curare le piante, poi nel 2012 ho iniziato a guardare con interesse le microalghe e le loro immense potenzialità».
In Abruzzo l’applicabilità del vino super biodinamico viene portata avanti in particolare dalle cantine di Stefania Pepe e De Angelis Corvi a Controguerra. «Stiamo ottenendo risultati brillanti», commenta l’esperto, «grazie all’abbatimento dei solfiti e allo zero utilizzo del rame. Evidenti anche gli effetti positivi che si hanno sull’ambiente terrestre e marino».
La start up di Ortona è legata all'Università di Bologna e in particolare all'Algolab, il laboratorio di algologia che ha sede a Ravenna. Ma l'azienda è proiettata verso l'estero, ed è legata all'università di Bruxelles, con progetti di sperimentazione medica su traccianti legati alla diagnostica tumorale e sostitutivi di antinfiammatori. Il motto è: “Le microalghe buone per la Terra”.
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